Dal 1 marzo Google ci “spia”? Opposizione in 36 stati Usa e in Ue

SAN FRANCISCO –  La National Association of General Attorneys  ha chiesto a Google di mettere un freno alle nuove disposizioni sulla privacy che dovrebbero entrare in vigore dal prossimo 1 marzo. Ma il colosso di Mountain View sembra determinato a voler tentare il binomio impossibile: coniugare trasparenza e privacy. In sostanza accettando la nuova politica basterà utilizzare uno dei sessanta prodotti in mano al gruppo per far finire i nostri dati in unico calderone.

L’Associazione, che raggruppa i procuratori generali di una quarantina di Stati americani, s’è detta seriamente preoccupata e ha scritto al Ceo di Google, Larry Page, per sottolineare che le nuove norme “sembrano invadere la vita privata dei consumatori”, consentendo lo scambio delle informazioni tra i differenti servizi fino a oggi separati, come Gmail o la rete sociale Google+

Dal 1 marzo fare una semplice ricerca su Google, usare uno smartphone basato sul sistema Android , accedere al social network Google+, su YouTube o su una qualsiasi delle piattaforme acquistata dal gruppo, metterà in moto una diffusione vorticosa di dati personali sui quali il nostro controllo sarà inevitabilmente ridotto. E’ questa l’obiezione della magistratura americana, così come dell’Unione Europea. “Ci limiteremo a utilizzare le informazioni che già ci fornite in modo da rendere migliore la vostra esperienza di utenti” assicura Alma Whitten, responsabile mondiale per i problemi della privacy dell’azienda. L’obiettivo è quello di “creare un sistema pià semplice senza cambiare il nostro approccio alla privacy – spiega – non acquisiremo più informazioni personali in virtù di questi cambiamenti, né venderemo le vostre informazioni personali agli inserzionisti pubblicitari”. Basta solo affidarsi completamente nelle mani di Google per ottenere servizi e risposte più “profilati”.

Niente timore però, perché è comunque garantita la possibilità di opt-out. Ma il sistema è troppo complesso e le tutele troppo deboli, obiettano i procuratori americani. Ad esempio, per parossismo, si potrebbe arrivare a credere che un utente di Android che non accetta le nuove regole di Google potrebbe ritrovarsi nella condizione di dover cambiare apparecchio. Che si tratti di esagerazioni o di un’atavica lotta tra il dilazionare delle burocrazie contro l’approccio più intraprendente degli ingegneri della Silicon Valley, che calcano sempre un po’ la mano per le innovazioni, i dubbi non sono pochi.

Queste i principali punti della nuova policy per rendere, secondo Google, il sistema semplificato:

Incrocio dei dati per offrire più servizi. La nuova policy permetterà di combinare i dati inseriti sulle varie piattaforme e offrire così agli utenti servizi e risposte alle ricerche più “profilate” (ossia costruite in base ai loro interessi) e, quindi, molto più utili.

Nessun obbligo di iscriversi. Non c’è obbligo di iscriversi per continuare a usare Google come motore di ricerca, Google Maps o YouTube. Secondo alcuni, però chi rifiuta è non accetta in toto il sistema, rischierebbe di avere un accesso limitato ai servizi.

I dati sui clienti restano privati. Google assicura che le informazioni personali degli utenti resteranno private e che non le cederà o venderà a terzi. i dati raccolti servono per migliorare l’esperienza di utenti e rendere più efficaci i servizi offerti.

Il cliente decide quale servizio usare. Gli utenti potranno scegliere quale servizio usare e non dovranno accettarli in blocco. Ad esempio, si potrà avere un account Gmail e non usare Google+.

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Daniela Lauria