TEL AVIV, 15 GIU – In occasione della 'Settimana del Libro' – un evento annuale, molto amato in Israele – Haaretz ha rinunciato per una volta ai propri giornalisti e ha mandato oggi in edicola un giornale scritto per intero da una cinquantina di scrittori, israeliani e non. E loro, con tono disinvolto e disinibito, hanno volentieri coperto tutti gli argomenti richiesti: dalla politica alla cronaca nera, dalle previsioni meteo allo sport.
Fra tanti fuoriclasse in azione, e' stato il giovane romanziere Etgar Keret (espressione dei settori piu' spregiudicati della laica Tel Aviv) a catturare l'attenzione con un'intervista strappata al premier Benyamin Netanyahu, ai margini della sua breve visita a Roma. Ne e' venuto fuori un testo garbatamente ironico, sintetizzato in prima pagina con un titolo apocalittico sulle prospettive del processo di pace: ''Netanyahu: questo conflitto non e' risolvibile''.
Il segretario del governo Zvi Hauser ha subito preso il telefono in mano per chiarire, dai microfoni della radio militare, che il brillante romanziere non aveva afferrato appieno il pensiero del primo ministro. Quelle parole erano state pronunciate, ha ammesso. Ma Keret aveva perso di vista il loro contesto, ha aggiunto. Che il conflitto sara' cioe' risolvibile quando i palestinesi riconosceranno Israele come stato nazionale del popolo ebraico.
Abituato a lavorare con cronisti politici piu' convenzionali, Hauser ha suggerito allo scrittore di ''lasciare il mondo della fantasia, per mettere i piedi nella dura realta' ''. Keret (autore di 'Gaza Blues', 'Meduse', 'Pizzeria Kamikaze') ha replicato con una frecciata avvelenata: ''E' errato attendere passivamente che il tuo rivale cambi. I politici farebbero poi bene a non perdere di vista la speranza, senza la quale – ha tagliato corto – qua non abbiamo futuro''.
Giunto alla terza edizione, con il 'Giornale degli scrittori' (ispirato ad un'iniziativa analoga del francese 'Liberation'), Haaretz ha proposto questa volta un gustoso menu' che includeva: la descrizione letteraria di una seduta del processo che vede l'ex premier Ehud Olmert accusato di corruzione (di Adiva Gefen); la narrazione della intimita' familiare di un ex terrorista palestinese a Jenin (Cisgiordania), all'indomani della uccisione del suo compagno, l'attore Juliano Mar-Hamis (di Orli Castel-Blum); e lo sfogo dello scrittore svedese Henning Mankell, convinto che ci sia Israele dietro la apertura su Facebook di false pagine a suo nome infarcite di testi per lui denigratori.
Secondo le statistiche gli israeliani sono un popolo di divoratori di libri: ogni anno ne acquistano cinque a testa. Buone notizie per gli editori, molto meno per gli scrittori che in genere ricavano da ogni copia venduta appena due shekel (40 centesimi di euro). Con il numero odierno Haaretz ha dunque voluto ringraziare una categoria di intellettuali che, malgrado i loro successi locali ed internazionali, sembrano essere in continua lotta per la sopravvivenza.
