Il blogger libico: «L’odio per il dittatore è stata la molla della ribellione»
Vedo che il tuo gruppo segue da vicino gli avvenimenti in Libia e anche in Tunisia. Tu sei tunisino?
«No, sono libico. Il mio nome è Atwair Azwam vengo da Khoms, 100 km a est di Tripoli e a soli 60 km a ovest di Misurata. Ora mi sto spostando a Malta, restando però in contatto con molti, ragazzi, adulti, donne e uomini, che sono rimasti in Libia».
Puoi raccontarmi come è scoppiata la ribellione? Qual è stata la molla?
«In Libia ci aspettavamo questo vento di rivolta, da molto tempo. Gheddafi è un dittatore sanguinario. Nel tentativo di sottomettere di nuovo il popolo libico ci sta infliggendo enormi sofferenze. E anche in passato ha appeso i cadaveri degli studenti che protestavano nelle strade per spaventare la gente che avrebbe potuto appoggiarli. Quando suo figlio Saif è diventato adulto e ha cominciare a parlare di riforme, abbiamo detto “ok lasciamogliunapossibilità”. Poi per anni nulla è accaduto. Era solo un gioco di potere con suo padre. Dopo la rivolta tunisina, prima ancora rivolta egiziana, abbiamo deciso di organizzare il nostro 17 Feb. Era molto difficile perché in Libia non esistevano partiti politici a cui appoggiarsi, a differenza che in Egitto e in Tunisia».
Cosa rimproverate a Gheddafi?
«Gheddafi e i suoi figli stanno facendo l’immaginabile e anche il non immaginabile per riprendere il controllo del Paese. Terrore dappertutto, rapimenti, uccisioni, comprano le persone perché stiano dalla loro parte. Carri armati ovunque, polizia in ogni angolo di strada, non si può nemmeno parlare ai media. Sta mettendo in atto unarepressione terribile a Tripoli. ».
Il Colonello ha dato la colpa ad Al Qaeda e anche i media internazionali parlano della presenza di salafiti nelle manifestazioni.
«Sia chiara una cosa, tutti sono d’accordo sul no a qualsiasi Stato estremista islamico. Il popolo libico è musulmano e ci sono anche musulmani più rigidi, senza dubbio,ma è gente pacifica in cerca di libertà e di buon rapporto, fecondo, con il resto del mondo, e ancor più con l’Italia. Non c’entra niente Al Qaeda. I salafiti sono una parte della nostra società, è normale che ce ne siano a Tripoli. Ma il loro numero è tale che, state certi, non controlleranno la Libia del dopo Gheddafi. La Libia è al 99% sunnita e segue la dottrina dell’imam Malik. I suoi insegnamenti sono alla base di tutte le scuole islamiche».
Come vorreste la Libia del futuro? Con quale forma di Stato? Qualcosa di simile ad una Loya Jirga afghanao ad un regime parlamentare di tipo occidentale?
«Ciò che vogliamo per il futuro è molto semplice: è la libertà, cioè non avere più paura. Va bene qualsiasi sistema democratico, ma certo una Loya Jirga non è nel nostro stile, nella nostra tradizione, e poi abbiamo bisogno di un sistema moderno ».
L’Occidente cerca nuovi referenti, persone affidabili e riconosciute dal popolo che amministrino il petrolio.
«La Libia è piena di persone così, ma molti hanno lasciato il Paese a causa di Gheddafi. Sono sicuro che siano pronti a tornare per sostenere la rivoluzione e assumere responsabilità difficili come quella di gestire il petrolio».
Cosa pensi del governo italiano?
«Silvio Berlusconi non è un bene per l’Italia. Abbiamo bisogno di aiuto e di un buon rapporto con il governo italiano ma non com’ è stato con Gheddafi. Il popolo libico non accetterà mai una simile relazione. Abbiamo bisogno di una relazione tra Stati, non di interessi personali tra potenti».
di Rachele Gonnelli Da L’ Unità
Di solito ,quando si tira troppo la corda alla fine si spezza….è sempre successo cosi.
Ma non credo che serva come lezione.
Buona serata Fischia
