Il mito dell’obiettività nei giornali…

L’ennesima storia di una giornalista di una testata americana che deve dimettersi per aver manifestato un’opinione personale su Twitter. In nome dell’obiettività del giornale, pare, che è molto simile a un mito. E Mike Arrington con il solito piglio semplice chiede più opinioni, non meno, da parte dei giornalisti.

La posizione più chiara è quella di David Weinberger che ha sostenuto come sul web la nuova forma dell’obiettività è la trasparenza. Meglio dichiarare le proprie opinioni piuttosto che nasconderle…

Naturalmente è un dibattito molto antico. Gli scienziati sociali hanno spesso fatto ricorso alla trasparenza per sostenere liberamente le loro idee, con un approccio generoso verso i lettori, ma senza per questo rinunciare alle regole metodologiche fondamentali della ricerca. I fatti e il modo in cui si trovano, le ipotesi e il modo in cui si verificano, le teorie e il modo in cui si elaborano e falsificano, destano alla base della ricerca.

L’equilibrio in questo settore del pensiero è molto delicato. Solo un buon metodo di ricerca dei fatti puó fondare un buon dibattito di opinioni. (E ci puó difendere tra l’altro dalla falsa obiettività di pubblicare tutte le opinioni, anche quelle espresse da persone potenti ma del tutto prive di rapporto con la realtà, e orientate solo a manipolarla). Imho…


Leggi l’articolo originale su: Luca De Biase

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