Il Palazzo e la Piazza

A Torino non c’ero, né sopra il palco tra Fassino, Schifani e il moderatore, Giubilei, né sotto, tra chi assisteva e chi contestava, un po’ “viola” e un po’ grillino. Hanno fischiato Schifani, che questo giornale in quasi completa solitudine racconta nelle sue frequentazioni più appassionanti. E allora? Che cosa sono, i contestatori? Dei teppisti, dei maleducati o anche solo dei disturbatori del manovratore non previsti? E come si misura la democrazia della contestazione? C’è un manuale, che ci dice “questo sì, questo no”? E dov’è? Dipende dal senso di opportunità o di opportunismo politico? E chi lo dice, gli stessi che vengono contestati? Siamo a una forma di “controllati e controllori” che coincidono anche in piazza, anche nell’arena di una Festa Democratica? Se stai sul palco hai un copione – e lo conosciamo, purtroppo – mentre se stai in platea devi star buono e zitto? La parte che ti è stata assegnata è passiva? Ma allora la faccenda si fa seria.

In base a una serie di ipotesi che ognuno può far sue. Mettiamo di vivere da troppo tempo in un Paese soffocato nell’imbuto di Berlusconi e del berlusconismo come stile di vita e gerarchia di valori (medaglia d’oro al denaro, medaglia d’argento al potere/denaro, medaglia di bronzo al sesso/denaro ecc.). Mettiamo che sia in Parlamento sia nel Paese, quindi neppure troppo retoricamente sia nel Palazzo sia nella Piazza, l’opposizione non funzioni per nulla perché non esiste, o a scelta non esista perché non funziona per nulla. Anzi, maggioranza sintetizzata nel governo e opposizione sintetizzata nel governo dell’opposizione sono nei fatti oggettivamente complementari. Degli Ogm, degli organismi geneticamente modificati dall’interesse personale e dalle cattive abitudini.

Mettiamo che pur franando vistosamente ogni giorno di più, la politica ancora resista “come se” ci fossero un governo e un’opposizione reali, e quindi sopravvivessero delle forze di Palazzo cui possa far riferimento la Piazza. Mettiamo anche però che questa recita mostri quotidianamente la corda, sia falsa, inautentica, bugiarda e qualcuno percepisca finalmente con i suoi tempi e i suoi ritardi che così il Paese è finito. A chi lo va a dire? Manda una letterina a Napolitano (dal quale irritualmente vanno Caimano e Animale Politico, leader in decomposizione, scomposizione, composizione, a chiedere elezioni anticipate)? Oppure chiede spazio in un tg semplicemente per rendere noto che l’Italia s’è rotta? Certi che i media gli daranno il giusto spazio, senza guardare né a Fassino né a Schifani, per dire? Riassumendo: se il Palazzo “crepa” perché è costruito con materiale politico, etico e culturale non sismico ma ipersismico, al cittadino che altro resta per il suo diritto/dovere di contestare se non la Piazza? Ma se fischia, Schifani e non Blair (strana onomatopeia vagamente repellente dei due cognomi), diventa poco democratico: quindi la democrazia consiste ormai dichiaratamente nell’assenza di democrazia. E non è finita, naturalmente.

Qualche tempo fa parlando di Fini, di Verdini, del libro della Tobagi ecc., evocavo qui la “zona grigia”: cioè quella serie di corolle circolari che negli “anni di piombo” avevano nel centro il fenomeno del terrorismo, rosso e nero. La zona grigia era fatta di disattenzioni, sottovalutazioni, omertà, ipocrisia, simpatia pelosa, paura travestita da appoggio a un’idea equivoca di coraggio e di protagonismo ecc. ecc. Senza questo cordone ombelicale di parte della cittadinanza la bonifica sarebbe avvenuta molte vittime prima riducendo in breccia il degrado successivo (per reazione) dell’intiera società italiana. In quell’articolo azzardavo un parallelo con la “zona grigia” di oggi: cioè tutti gli italiani (e temo non siano così pochi come per il brigatismo) che giustificano, appoggiano, non condannano e in definitiva contemplano attivamente l’illegalità di una classe dirigente che anche da questo punto di vista mette paura. Vorrebbero essere come loro nei comportamenti, anche se a parole almeno qualcuno li condanna. Ebbene, state pronti: la disonestà intellettuale trasformerà ad horas i “contestatori” di Torino in zona grigia. Mentre grigi sono in realtà coloro che sono stati contestati.

da Il Fatto Quotidiano, 8 setttembre 2010

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