Adesso che tutto il pasticcio di legge anti-intercettazioni e pro-bavaglio รจ slittato a settembre, salvo sorprese balneari agostane, vale la pena di fare il punto sulla questione internet e di rimarcare un caso estremo di imprigionamento e censura di un blog. Intanto, la sollevazione popolare anti-bavaglio e in particolare quella dei gruppi nati dalla Rete in sit-in permanente davanti a Montecitorio, a partire dal โPopolo violaโ, da โValigia bluโ che ha raccolto le firme anti-bavaglio e da โLibertร e Partecipazioneโ, ha sortito un risultato di fatto, ovviamente assai facilitato dalla crisi della coalizione di governo, tra Berlusconi e Fini.
Per il web, era il cosiddetto Comma 29 del ddl famigerato, una specie di Comma 22 ma senza ironiaโฆ, a costituire il bersaglio dei blogger e dei cittadini: infatti secondo tale Comma lโobbligo legislativo di rettifica di ciรฒ che esce su un blog entro 48 ore stringeva le maglie della libertร di espressione trattando la Rete come qualunque altro mezzo di comunicazione formalmente registrato come tale presso unโautoritร di riferimento. Questa sorta di parificazione avrebbe stravolto la libertร informativa in internet e in qualche modo internet stessa…
Qualche elemento in piรน per ragionare su una questione decisiva come la libertร su internet, ormai numericamente mezzo di comunicazione di massa, nonchรฉ il piรน moderno tra essi.
1) Cโรจ effettivamente una questione seria, che riguarda la tradizionale contrapposizione scolastica tra libertร e licenza. Se tu violi un codice penale e mi diffami, oppure diffondi video offensivi e relativi a reati, non puoi accampare una libertร senza senso di responsabilitร di fronte alla legge. Legge che perรฒ cโรจ giร (cfr. il โprocesso Googleโ e la condanna dei dirigenti americani per il video sulle violenze a un ragazzo disabile mandato in Rete).
2) Il governo e in generale la classe politica nel suo complesso hanno tutto lโinteresse a non sviluppare la libertร di informazione, e lo hanno dimostrato clamorosamente da sempre. Peccato che essa sia un fondamento ineliminabile della democrazia, di qualunque livello sia tale democrazia. Quindi โchiudonoโ, โserranoโ, e il sacrosanto principio della responsabilitร viene usato come pretesto/strumento per ridurre quantitร e qualitร dellโinformazione, sui giornali come sul web.
3) Lโunico settore in cui cresce la pubblicitร , cespite per tirare avanti o far denaro, รจ proprio internet: ma siccome la torta pubblicitaria complessiva รจ piรน o meno quella, per crescere in Rete deve decrescere da qualche altra parte. Dove, se giornali e radio faticano ad averne abbastanza per sopravvivere? Ovviamente dal reame della tv. E chi รจ che governa la tv privata direttamente e la tv pubblica (semi)direttamente cosรฌ da rischiare introiti minori dallโavanzamento di internet? Indovinate un poโ, anche senza sforzarviโฆ
4) Gli ultimi due punti spiegano a sufficienza la resistenza dellโesecutivo a far passare il finanziamento della cosiddetta โbanda largaโ, che facilita e velocizza la comunicazione in Rete e per converso la tentazione dei Comma 29. In una parola, cโรจ unโevidente mala fede nel trattare un tema cosรฌ delicato, che ripeto meriterebbe approfondimenti seri e responsabili per ridurre il piรน possibile i rischi e i guai della Rete e valorizzarne possibilitร e contenuti grandemente positivi. Ma come possiamo fidarci di questa gente, che vorrebbe mettere la museruola a chiunque e a qualunque cosa/mezzo/sistema pur di salvare il proprio potere e lasciare i glutei sulle poltrone occupate
Qui si innesta il racconto di un caso clamoroso, estremo: quello che riguarda il collega Carlo Vulpio. Pensate, mentre il sito Wikileaks diffonde sul pianeta i documenti sulla โsporca guerra in Afghanistanโ che miete vittime civili e militari, italiani compresi, documenti che dimostrano come gli Usa cercassero di fottere Emergency, qui da noi un blog รจ stato chiuso (meglio, si รจ tentato di chiuderlo) manu militari. Eโ appunto il caso Vulpio. Risale a un anno fa ma รจ imperituro per ciรฒ che rappresenta.
Eโ stata sufficiente una querela per diffamazione per un articolo comparso sul suo blog (Vulpio vive in Puglia ed รจ inviato speciale brillante e โristrettoโ del Corriere della Sera) perchรฉ il procuratore aggiunto di Bari, Pasquale Drago, e il gip di Bari, Vito Fanizzi, decidessero che lโintero blog fosse sottoposto a sequestro preventivo. Una cosa che accade rarissimamente, e mai quando si discute di diffamazione. Potevano, pm e gip, in attesa di un processo e di una sentenza che accertassero se effettivamente cโera stata diffamazione, limitarsi a chiedere la rimozione dellโarticolo โincriminatoโ. No.
Andando oltre anche il famigerato Comma 29 ancora non in vigore (e speriamo che non accada mai), hanno fatto spegnere tutto. Spiega con chiarezza Vulpio che รจ stato โcome se per un articolo di giornale giudicato diffamatorio venisse chiuso il giornale (attenzione: โgiudicatoโ tale con una sentenza definitiva, perchรฉ fino a quel momento la stampa รจ insequestrabile; non basta che sia semplicemente considerato diffamatorio da un pm e da un gip). Oppure, con lo stesso metro, รจ come se una volta giudicato diffamatorio un libro, si decidesse di chiudere la casa editriceโ. โMalgrado il fattoโ, continua il Vulpio spento, โche in Italia contrariamente alla Cina o allโIran abbiamo gli articoli 2 e 21 della Costituzioneโ.
Certo impressiona ancora di piรน il nome del firmatario di questa querela che fatto scattare lโazione della giustizia ad effetto/napalm: trattasi di Giuseppe Cascini, segretario dellโAnm, lโAssociazione nazionale magistrati. Con un record di velocitร alla faccia della โgiustizia lentaโ: il pm ha chiesto lโoscuramento del blog il 17 giugno 2009 e sei giorni dopo (avete letto bene, sei) il gip glielโha accordata. Strano caso di sintonia interno alla magistraturaโฆ
Questa vicenda purtroppo significativa (e collegata al discorso generale odierno sulla libertร e sulla libertร in Rete) perรฒ la potete leggere fortunatamente anche sul blog di Vulpio, che รจ riuscito a sfuggire allo spegnimento giudiziario. Come ha fatto? Lo spiega lo stesso Vulpio: โEโ successo che la Polizia postale ha comunicato ai magistrati che lโordine di serrata non poteva essere eseguito, in quanto la piattaforma di questo blog ha sede negli Stati Uniti (e beh, una piccola precauzioneโฆ Iran e Cina non ce ne vogliano)โ. Di qui la sua conclusione : โE allora, permettetemi un consiglio: se non volete correre rischi, la piattaforma dei vostri blog piantatela oltre Oceano. Negli States, of course. Cosรฌ, quando vi cerca qualche ayatollah, o qualche funzionario cinese, o la Polizia postale, potrete cavarverla con una semplice esclamazione. God bless America. Loro capirannoโ.
Bella storia,vero ? E quanti tra voi frequentatori della Rete ne avevano sentito parlare o letto sui giornali o visto in tv o ascoltato alla radio ? E pensare che il bavaglio รจ slittato a dopo lโestateโฆ
da Tiscali notizie, Indietro Savoia
30 luglio 2010
