Infarto in ospedale: meno del 20% dei pazienti colpiti supera la crisi

CAGIARI – Meno del 20% dei pazienti colpiti da arresto cardiaco in ospedale superano la crisi, una percentuale di poco superiore a quella delle morti improvvise soccorse in ambito extraospedaliero. Le probabilità di sopravvivere all’evento tuttavia sono maggiori se l’arresto si verifica nei reparti di terapia intensiva o semintensiva, dove medici ed infermieri sono specializzati per fronteggiare queste emergenze.

Questi i motivi che hanno spinto l’Aou di Sassari a organizzare per prossimi 27, 28 e 29 ottobre al CardioSim, Centro di Simulazione Cardiologica avanzata Di Porto Conte Ricerche, il Corso teorico-pratico avanzato di gestione delle emergenze cardiologiche “Advanced Life Support (ALS)”, promosso dalla Cattedra di Malattie dell’apparato cardiovascolare, Patologia Speciale Medica, Cattedra di Malattie dell’apparato respiratorio, Anestesiologia e Rianimazione ed organizzato in collaborazione con l’Italian Resuscitation Council (IRC) e dal titolo: “La gestione dell’arresto cardiaco intra-ospedaliero”.

L’arresto cardiaco, rileva l’Aou Sassari, è percentualmente superiore tra i pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere piuttosto che nell’ambiente esterno: le condizioni di salute critiche dei degenti favoriscono l’insorgere di questi eventi drammatici. Paradossalmente, ad oggi, sono superiori le possibilità di superare positivamente un arresto cardiocircolatorio se questo ci sorprende all’esterno di una struttura ospedaliera: infatti mentre il soccorso esterno è stato potenziato con l’introduzione del 118, poca attenzione è stata data in Sardegna al fenomeno degli arresti cardiaci in ambito ospedaliero

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Lorenzo Briotti