ROMA – Rischia di saltare l’asta frequenze da cui il governo conta di ricavare 2,4 miliardi di euro. Le frequenze per cui ci dovrebbe essere l’asta bandita dal ministero allo Sviluppo Economico sono necessarie per dare più risorse alle reti senza fili. Principalmente all’Umts/Hspa e alla quarta generazione di banda larga mobile (l’Lte, Long term evolution). Servono quindi per consentire agli utenti di navigare più veloci su reti mobili (fino a 100 Megabit) e usare servizi internet innovativi.
Come riporta Repubblica il governo deve però superare molti problemi di natura politica, prima di poter realizzare l’asta. L’ultima goccia è l’assenza delle frequenze a 2.6 GHz, tra le porzioni di spettro ad oggi disponibili per l’asta: è quanto si legge nella bozza di decreto 2 di revisione del Piano nazionale di ripartizione delle frequenze. Il motivo è che quelle frequenze sono in mano alla Difesa, che è disposta a cederle allo Sviluppo Economico solo a fronte di un corrispettivo economico.
E’ lo stesso motivo che ha fatto ritardare per mesi l’asta per il WiMax (tecnologia banda larga senza fili). Una buona notizia per le reti mobili, invece, è che, secondo la bozza di decreto, sono stati dislocati i canali dal 61 al 69 dello spettro a 800 MHz. Sono risorse preziosissime per estendere la copertura e la capacità della banda larga mobile e finora sono state in mano alle tv locali.
