“Lepham’s Quarterly”, rivista Usa: si guarda solo al passato

Lews Lapham, nella redazione della sua rivista

In un’epoca in cui il metabolismo mediatico si fa sempre più veloce, Lewis Lapham va decisamente controcorrente. Dopo aver lasciato due anni fa la direzione del mensile “Harper’s” ha, infatti, fondato “Lapham’s Quarterly”, una pubblicazione dotta dedicata alla storia e alla letteratura che esce solo quattro volte all’anno e si rivolge principalmente «a chi desidererebbe essere stato più attento a scuola».

La redazione occupa dei bellissimi e luminosi uffici in uno spazio preso in sub-affitto dalla rivista settimanale della sinistra americana, “The Nation”.

La rivista ha anche un sito internet, laphamsquarterly.org, ma l’aggiornamento in tempo reale non è certo la sua priorità: recentemente l’home page conteneva, infatti, un’intervista audio a Gordon S. Wood, uno storico della Brown University, registrata più di un anno fa, durante la campagna presidenziale americana. «L’idea è di portare le voci del passato al microfono del presente» spiega Lapham al New York Times, perché – parafrasando Mark Twain – «la storia non si ripete, ma fa rima con se stessa».

La pubblicazione non-profit è una selezione di scritti storici, che in ogni numero si incentra su un tema diverso: dalla guerra al crimine, dal denaro alla natura. L’ultimo numero era dedicato alla medicina e includeva brani di Ippocrate, Platone, Ruyard Kipling, Virginia Woolf e Fyodor Dostoyevsky, tutti scrittori famosi per essere morti e – quindi – per non costare troppo.

«Il mercato per questo genere di prodotto editoriale non è certo così grande come quello per il gossip o per l’attualità» riflette Lapham, ma per ora la sua rivista ha avuto un buon successo e ha venduto circa 25 mila copie, 16 mila per abbonamento e 9 mila in libreria, per un totale di circa 1,9 milioni di dollari fatturati nel suo primo anno fiscale.

Il business si basa in parte sui proventi derivati dalle vendite e in parte sulle donazioni, che per ora costituiscono il 38 per cento delle entrate. Ma l’obiettivo a lungo termine di Lapham è di ridurle al 15-20 per cento del volume totale degli introiti.

Aristocratico di sangue blu, Lapham è il pronipote del fondatore della Texaco, società petrolifera americana indipendente fino alla fusione (nel 2001) con la Chevron Corporation, e ha frequentato scuole prestigiose come la Hotchkiss School e l’università di Yale. Con i suoi 74 anni e l’impegno profuso per creare una rivista lontana dalla frenesia dell’attuale era mediatica, potrebbe sembrare una figura quasi anacronistica, ma giudicarlo in questo modo sarebbe un gravissimo errore. Il suo progetto parallelo, a cui sta lavorando da mesi, è infatti quello di aprire un blog: un’esperienza che, sostiene con entusiasmo, «non vedo l’ora di cominciare».

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