L’infinito loop dell’anonimato

Su Slate una discussione sull’anonimato dei commenti ai giornali online.

Da quando c’è la rete, c’è anche questo dibattito. Fin dai tempi di The Well. È chiaro che l’anonimato favorisce l’emergere di notizie che non uscirebbero se chi le scrive si dovesse esporre ai poteri che vorrebbero impedirne la pubblicazione. Ma l’anonimato favorisce anche l’emergere di commenti che non uscirebbero se chi li scrive sente che dichiarando la propria identità se ne dovrebbe vergognare.

L’anonimato in effetti annulla i freni inibitori di chiunque tenga alla propria immagine pubblica e induce qualcuno a lasciarsi andare e a sparare qualunque genere di sciocchezza proprio perché la sua identità resta coperta.

Qualunque pubblicazione può lasciare che i commenti siano anonimi o impedirlo. Ma saranno comunque i lettori a giudicare: un commento anonimo è meno credibile di un commento scritto da chi se ne assume la responsabilità. O per lo meno chi si assume la responsabilità di quello che scrive conquista di solito – a parità di altre condizioni – un maggiore rispetto.

Impossibile, impedire l’anonimato su internet. E probabilmente sarebbe anche sbagliato. Ma è anche corretto sottolineare che scrivere e firmare quello che si scrive genera informazione dotata di maggiore concretezza. E in generale contribuisce alla qualità delle relazioni che si sviluppano nelle conversazioni online.

Questo vale in generale. I casi particolari, peraltro, sono molti e diversi. In alcuni di questi casi, l’anonimato può essere una soluzione obbligata. Sono i casi in cui un potere forte impedisce seriamente la libertà di espressione. Ma abusare in generale dell’anonimato per conversazioni che potrebbero benissimo essere sostenute con il proprio nome e cognome non aiuta la crescita della qualità della rete. Imho.


Leggi l’articolo originale su: Luca De Biase

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