ROMA – Più ricco, più grasso. Che l’obesità sia una malattia del benessere non è certo una novità. Ma da epidemia un tempo confinata a Stati Uniti ed Europa, il sovrappeso patologico si sta trasformando sempre più in una vera, deflagrante pandemia. Una bomba a orologeria soprattutto per i Paesi emergenti, dove insieme al prodotto interno lordo si impennano anche i numeri degli abitanti taglia ‘XXL’. Con il Pil, cresce anche l’indice di massa corporea. Nuovi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, ottenuti in esclusiva dalla Bbc Brasile, puntano i riflettori sull’allarme obesità in Cina, Brasile, India, Messico e Sudafrica. Tassi di obesità quintuplicati nel Paese del dragone, quadruplicati fra i bimbi brasiliani, diabete record in India. Se per le popolazioni di queste nazioni il problema un tempo era la fame, oggi l’emergenza è spesso opposta e ha a che fare con gli effetti collaterali di una dieta moderna e globalizzata, sempre più calorica: meno frutta e verdura, meno cibi-base come grano e riso, e al loro posto un’overdose di grassi e zuccheri.
Sul preoccupante trend si confronteranno il 19 e il 20 settembre i leader mondiali che parteciperanno al vertice delle Nazioni Unite sulle malattie non trasmissibili, fra cui l’obesità. Un summit dal quale sono attese indicazioni precise ai governi, per politiche pubbliche ad hoc e regole mirate alle industrie alimentari, del tabacco, ai produttori di bevande alcoliche e a tutti i settori legati a doppio filo con la salute. Ma ecco i numeri. In Cina si stima che un centinaio di milioni di persone siano obese, un dato che supera di oltre 5 volte quello del 2005 (18 milioni di cinesi ‘extralarge’). Il Brasile, invece, è il Paese in cui l’obesità cresce di più in età pediatrica: sono sovrappeso circa il 16% dei bambini e il 12% delle bambine fra i 5 e i 9 anni, numeri 4 volte superiori rispetto a quelli che si registravano 20 anni fa.
E ancora. In Messico un adulto su 7 ‘sfora’ il suo peso ideale: una proporzione che, tra le nazioni sviluppate, viene superata soltanto negli Stati Uniti. Il Sudafrica, addirittura, presenta oggi un indice di obesità più alto degli Usa, pur con un Pil che è l’ottavo di quello americano. L’India, infine, dove i numeri dell’obesità sono ancora molto bassi (1% tra gli uomini e 2% tra le donne), la Federazione internazionale diabete calcola circa 50 milioni di persone con la ‘malattia del sangue dolce’: un numero superato soltanto dalla Cina (92 milioni di diabetici), ma secondo alcuni sottostimato. Tutti Paesi in cui, mentre la massa povera ancora muore di fame, i più ricchi sperimentano l’altra faccia del benessere: più cibo, più malattie.
“Il dato con cui cui si esprime lo sviluppo economico di un Paese è semplicemente una misura di quanto consumiamo”, spiega S.V. Subramanian dell’università americana di Harvard. Quanto più consumiamo tanto più siamo ricchi, e tanto peggio stiamo in termini di eccesso di peso”, riassume l’esperto. Nei Paesi-motore della crescita mondiale, i cosiddetti ‘Bric’, si registra oggi “un aumento drammatico dei livelli di obesità – conferma Tim Lobstein dell’Associazione internazionale per lo studio dell’obesità – Un’esplosione addirittura superiore a quella registrata 20-30 anni fa negli Stati Uniti e in Europa”. Più ricchi, diversamente malati.
