CAGLIARI, 1 OTT – Gli ufficiali medici con le stellette sono sempre più in prima linea nelle operazioni internazionali di peace keeping, peace enforcing, peace building. >Missioni di pace, come quella che coinvolge le truppe italiane impegnate in Afghanistan, che pongono anche problematiche sanitarie “globali” come l’uso o meno dell’uranio impoverito, o le minacce del bioterrorismo. Di tutti questi aspetti si è parlato nel Convegno “Sanità militare e società civile”, organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) che si è chiuso oggi nella Scuola Sottufficiali della Marina Militare a La Maddalena, che nel 2009 avrebbe dovuto ospitare il G8 poi spostato a L’Aquila. “Il medico militare – ha spiegato il vicepresidente della Fnomceo, Maurizio Benato – ha un ruolo delicato e a volte anche scomodo. Non deve venir meno al rispetto della gerarchia e delle regole ma in quanto medico, deve assistere e curare secondo scienza e coscienza”.
Nel convegno, che ha visto un dialogo fra sanità civile e militare, si sono confrontati medici in camice bianco con quelli che indossano la mimetica, professionisti della Marina, dell’Aeronautica, dei Carabinieri, dell’Esercito. La sessione finale del workshop a La Maddalena ha presentato anche spunti e riflessioni sul tema particolare della presenza femminile nelle forze armate e delle donne medico. E’ stato spiegato il ruolo significativo del ginecologo, specializzazione ormai inserita in tutte le forze. Significativa l’iniziativa dell’Ami rivolta alle dipendenti militari e civili, in collaborazione con il Ssn, col “Progetto salute donna militare”: un check up mirato a riconoscere precocemente tumori di mammella, utero, ovaia, pelvi.