ROMA, 05 MAR – In oltre un caso su 2 un paziente con tumore addominale potrebbe beneficiare della chirurgia innovativa (mininvasiva e robotica) gia' saldamente presente in Italia, ma ancora non sfruttata appieno e secondo criteri solidi e riproducibili in tutto il Paese. Si calcola che appena il 20-25% dei malati oncologici che potrebbero beneficiarne vengono effettivamente operati con tali tecniche.
Se ne parlera' al Workshop '2012.COM – Chirurgia Oncologica Mini-invasiva', promosso da Domenico D'Ugo, Ordinario di Chirurgia Generale all'Universita' Cattolica (da giovedi' al Gemelli – Aula Brasca), cui partecipa tra gli altri anche Vivian Strong, chirurgo-oncologo mini-invasivista del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, dimostrazione vivente, spiega D'Ugo, che il chirurgo e' sempre pi' donna. ''Fino a due decenni fa non si arrivava al 5% di presenze femminili in chirurgia – spiega – oggi arriviamo anche a oltre il 20% e sempre piu' donne chirurgo raggiungono posizioni di assoluto prestigio''. Manca in Italia una Governance adeguata della chirurgia oncologica mininvasiva che va eseguita solo in poli di eccellenza, ovvero manca un sistema centralizzato di accreditamenti. Quindi mancano rigorose linee-guida e un sistema di controllo efficace che miri a concentrare l'uso della chirurgia mininvasiva ultraspecialistica e la costosa robotica solo in poli di eccellenza accreditati, affidandola a specialisti formati ad hoc per maneggiare robot e strumenti laparoscopici, e soprattutto solo su quei pazienti che ne possono trarre effettivi benefici. Senza un controllo della effettiva formazione dei chirurghi e dell'esperienza dei centri clinici in questo approccio, il rischio inappropriatezza nell'uso di dette tecniche e' alto.
