Mucca pazza, le proteine alterate sono i “resti” delle prime forme di vita

ROMA – Le proteine che se alterate causano la malattia della mucca pazza, i prioni, potrebbero essere i 'resti' di forme di vita molto primitive. E' l'ipotesi suggerita dalla scoperta secondo cui i prioni giocano un ruolo di primo piano nella sopravvivenza e nell'evoluzione di alcuni microrganismi, come i lieviti selvatici.

La ricerca, pubblicata su Nature, e' coordinata da Susan Lindquist, la ricercatrice americana pioniere nelle ricerche sulle proteine, che lavora nel Whitehead Institute for Biomedical Research di Cambridge. Secondo Lindquist queste proteine in grado di mutare forma possano essere ''i resti di una vita primitiva'' quando l'ereditarieta' era prevalentemente basata sulle proteine, piuttosto che sull'acido nucleico, ossia il Dna.

Piu' piccolo di un virus, il prione si trova in quasi tutti gli organi, ma soprattutto sulla superficie delle cellule nervose. E' innocuo nella forma naturalmente presente nell'organismo, ma puo' trasformarsi e diventare un killer a causa di alterazioni chimiche spontanee oppure per mutazioni genetiche.

Il risultato pubblicato su Nature, ha sorpreso gli stessi ricercatori e contraddice la tesi comune secondo la quale i prioni sono solo malattie dei lieviti o rari artefatti delle colture di laboratorio. I ricercatori hanno esaminato 700 ceppi selvatici del lievito di birra, Saccharomyces cerevisiae, e hanno scoperto due tipi di prioni noti in un terzo dei campioni.

Tutti i prioni individuati appaiono in grado di creare diverse nuove caratteristiche nei lieviti, quasi la meta' delle quali benefiche. Inoltre questi tratti possono esser trasmessi anche alle successive generazioni e diventare ereditari. I ricercatori mostrano che il 40% dei tratti prodotti dai prioni sono utili in condizioni ambientali selettive. Per scoprirlo, dopo che le analisi hanno mostrato la presenza dei prioni nei lieviti, i ricercatori hanno eliminato le proteine ed hanno sottoposti i prioni a stress naturali, come l'esposizione a un ambiente ad elevata acidita' e con agenti antifungini. I tratti trasmessi dal prione al lievito, rilevano i ricercatori, possono essere benefici o dannosi a seconda delle condizioni ambientali.

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Alberto Francavilla