MILANO – Il primo numero è andato a ruba. La seconda uscita è pronta a bissarne il successo, mentre tutti gli occhi sono già puntati sulla terza: stiamo parlando di Myself, il nuovo mensile dedicato alle donne di oggi del gruppo editoriale Condé Nast, che ha dimostrato come si possa ancora vincere in edicola in un momento in cui tutti considerano l’editoria e l’informazione sull’orlo del baratro. Una presentazione in grande stile quella che si è tenuta al rinnovato Circolo della Stampa di Milano, alla presenza del direttore della rivista, Valeria Corbetta, e dei big della casa editrice che pubblica, tra le altre, Vanity Fair, Vogue e Architectural Digest.
Molti i temi per donne diverse Myself, nata il 25 ottobre, è la “piccola” di casa ma riempie già di soddisfazioni i suoi creatori: 322mila copie per il primo numero, 280mila per il secondo, con più di 6mila abbonamenti. Accanto agli ottimi dati di vendita, ci sono anche gli ingenti investimenti raccolti in termini di pubblicità, che per il primo numero hanno superato decisamente le aspettative distinguendosi, rispetto ad altri mensili, per una grande varietà di settori coinvolti: su 288 pagine, infatti, 140 sono state di pubblicità, il 30 per cento delle quali in arrivo dal mondo dell’arredo, della tecnologia, del food.
“Fuori si scivola, noi dobbiamo imparare a pattinare mano nella mano con i nostri lettori e con le aziende che investono con noi”. Sono queste le parole con cui Giampaolo Grandi, presidente di Condé Nast, ha presentato alla stampa la scommessa della sua azienda, che per ora sembra vinta: “Myself ha colmato un vuoto in edicola, andando incontro alle esigenze di un mercato molto ampio, sprovvisto di un giornale di riferimento. Nonostante la contingenza economica non favorevole abbiamo deciso di lanciare una sfida creando una rivista attuale, per le donne di oggi”. Donne moderne, contemporanee, che non vogliono solo ascoltare ma cercano il dialogo, che prediligono la semplicità e l’autorevolezza, e che hanno trovato in questo nuovo mensile qualcosa di diverso da ciò che offre oggi il panorama dell’informazione, come spiega Carlo Verdelli, vicedirettore operativo del gruppo: “Un prodotto che rispetta i bisogni delle donne di oggi, che si dividono tra mille cose ma che hanno il dovere e il diritto di amarsi; un giornale semplice, che affronta tanti argomenti diversi in un modo positivo, ottimista se vogliamo”.
Myself è anche online Accanto al mensile cartaceo c’è un grosso investimento sul sito, ormai considerato come il futuro obbligato per chi si occupa di editoria, un luogo dove la “parola chiave deve diventare conversazione e dove ad ogni ora si può trovare qualcuno che ti ascolta”, come racconta Verdelli, che conclude con un auspicio: “Myself ha avuto successo perché è credibile e trasmette affidabilità, ed è comunque un risultato positivo che dà senso ad una speranza non solo nostra, ma di tutta l’editoria, cioè che qualcosa di nuovo possa ancora nascere, e addirittura vincere”.
