Usa, National Enquirer: anche i tabloid fanno inchieste da Pulitzer

Una copertina del National Enquirer

Il National Enquirer, un tabloid settimanale scandalistico americano, è sempre stato guardato dall’alto in basso dal giornalismo tradizionale, anche se vende, soprattutto nei supermercati, oltre un milione di copie ed ha una readership che supera i 9 milioni.

Ma le cose sono cambiate da quando il tabloid – che paga denaro sonante per le informazioni pruriginose che riceve – ha scoperto le carte non di un attrice o di un attore qualsiasi – ma nientemeno che di un candidato presidenziale, il senatore democratico della Carolina del Nord John Edwards.

Il lavoro svolto dai reporter dell’Enquirer per oltre un anno per svelare le marachelle di Edwards, che nel 2008 si è ritirato dalla corsa alla Casa Bianca, ha sorpreso talmente i loro colleghi dei giornali ”seri” che molti di essi appoggiano la candidatura del tabloid al premio Pulizer del 1909, il massimo riconoscimento del giornalismo Usa.

Tutto è cominciato a settembre del 2007 quando un informatore (pagato) lasciò un messaggio sulla segreteria telefonica della redazione del giornale a Los Angeles, la ”tip line”, secondo cui il senatore Edwards, 57 anni, sposato e con quattro figli, se la faceva con Rielle Hunter, 46 anni, parte del team del candidato presidenziale. La notizia nel giro di un’ora era sulla scrivania del direttore dell’Enquirer a New York, Barry Levine.

Levine sa bene che i lettori del suo giornale si interessano molto poco alla politica in quanto tale, essendo più curiosi di beghe coniugali dei divi di Hollywood o di foto che mostrano la cellulite delle attrici famose, ma la notizia giunta dalla redazione di Los Angeles lo intrigò per la semplice ragione che Edwards, sotto i riflettori della campagna elettorale, era ritenuto un padre e marito esemplare. L’Enquirer pubblicò la notizia.

I giornali cosiddetti di qualità invece la ignorarono ritenendola un’altra delle ”panzane” del tabloid, e continuarono ad tenere gli occhi chiusi anche quando l’Enquirer venne a sapere che dalla Hunter il senatore aveva avuto una figlia e pubblicò in prima pagina il titolo a caratteri di scatola ”John Edward ha una figlia frutto di un amore proibito”.

Poi, sguinzagliando i suoi reporter per ogni dove e spendendo centinaia di migliaia di dollari in conti spese, il tabloid il 22 luglio del 2008 pubblicò un articolo secondo cui Edwards ”era stato beccato mentre visitava l’amante e la loro figlioletta”. Il 18 agosto l’Enquirer pubblicò un articolo e fotografie che la stampa tradizionale non potè ignorare: mostravano il senatore che giocava con la bambina nel giardino di casa dell’amante.

Tutti i giornali riportarono la vicenda e Edwards il giorno stesso confermò alla televisione che aveva una relazione extraconiugale, sebbene occorsero mesi prima che ammettesse di aver avuta da essa una figlia. L’Enquirer, però, non abbandonò la storia, e nel giro di poco tempo scoprì che il senatore era sotto inchiesta con l’accusa di aver utilizzato fondi della sua campagna elettorale per mantenere l’amante.

Se l’Enquirer riceverà l’ambito Premio Pulitzer è incerto, per via del fatto che paga gli informatori, cosa inaccettabile per l’etica giornalistica statunitense. Ma sicuramente la stampa stradizionale guarda ora al tabloid con occhi diversi e con malcelata ammirazione.

La cosa non esalta più di tanto il direttore Levine, secondo cui ”la prossima volta la stampa tradizionale non aspetterà a pubblicare una notizia tanto a lungo quanto han fatto con Edwards”.
”Certo – ha aggiunto – credo che questa sarà l’ultima volta che avremo una grossa notizia tutta per noi”.

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lgermini