Ci sono delle cose che solo a parlarne scaldano gli animi. Il nucleare รจ tra queste. In molti, il nucleare fa scattare un segnale d’allarme e un’affermazione: “no, grazie”, o almeno “non nel mio territorio”. D’altra parte, con i tempi che corrono, non mancano quelli che reagiscono in modo uguale e contrario: “sรฌ, assolutamente”.
Ma l’approccio ideologico non porta da nessuna parte: rifiutare il nucleare senza ragionare non รจ certo il modo per evitare un errore storico; ma imporre una centrale a un territorio senza una discussione razionale provocherร proteste, rischierร di favorire la corruzione, genererร allarme e poca trasparenza nell’informazione. Aumentando i rischi: perchรฉ, per esempio, senza trasparenza non ci sarร un’adeguata partecipazione ai piani di evacuazione cui una popolazione con la centrale dovrร allenarsi. Senza trasparenza, poi, qualche addetto agli impianti potrร sempre essere tentato di coprire un incidente, per evitare grane. Insomma, meglio la trasparenza. E la trasparenza si fa parlando dei fatti.
E invece, a giudicare da qualche commento al precedente post, che raccoglieva un po’ di notizie sull’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, qualche sostenitore del “sรฌ assolutamente” aggiungerebbe anche: non parliamone neppure. Altrimenti si fa campagna per il referendum.
Su questo non sono d’accordo. Io sono per parlarne. E non mi importa se questo puรฒ avere conseguenze sul referendum. Il sistema del quorum ha trasformato il referendum in una battaglia tra i “sรฌ” e i “non voto” (invece che tra i “sรฌ” e i “no”). Quindi parlare di un argomento legato a un referendum รจ fare campagna per il “io voto” (che viene letto dai “non voto” come “sรฌ”). E’ uno dei tanti labirinti del dibattito pubblico italiano. Che si scioglierebbe solo abbassando o abolendo il quorum. Ma poichรฉ il quorum c’รจ, l’ambiguitร resta: peggio per noi. Perchรฉ invece di questa scelta bisogna parlare. Non per il referendum o per la politica: ma per noi che viviamo in questo territorio.
C’รจ chi difende la strategia nuclearista italiana sostenendo che le centrali sono sicure e osservando che sono strategicamente necessarie per avere il giusto mix di energia (Veronesi sulla Stampa).
La questione della convenienza economica e della necessitร strategica รจ un tema enorme e interessantissimo: se si incentivano le fonti alternative fino a farle diventare davvero convenienti, il nucleare serve meno; se si bloccano gli incentivi, mandando in rovina la filiera solare nascente, il nucleare serve di piรน; se la Libia va in tilt e aumenta il petrolio, il nucleare serve di piรน; se c’รจ pace in Medio Oriente, il nucleare serve di meno; e cosรฌ via. La questione รจ strategica, ma la soluzione รจ complessa. E complessa non vuol dire sbagliata: puรฒ essere che alla fine, data quella complessitร , la soluzione migliore sia “avere il nucleare รจ meglio perchรฉ non si sa mai”. Purchรฉ questo non significhi “bloccare il solare”.
Quanto ai rischi, la questione รจ meno difficile da affrontare. L’incidente giapponese mostra che i rischi ci sono e negarli รจ sciocco, ma ogni generazione tecnologica li abbassa. Il che non chiude il discorso. In generale, i rischi maggiori sono quelli legati ai fattori umani, come osserva giustamente Veronesi: i tecnici, i manager, i fornitori, la disciplina della popolazione, la pubblica sicurezza, i servizi antiterrorismo. Il fatto รจ che questi rischi sono strani: riguardano eventi estremamente gravi ma estremamente rari. E con questo genere di rischi molti convivono: alle pendici del Vesuvio, per esempio. I rischi nucleari, perรฒ, sono una scelta di sistema. Un processo di decisione democratico non puรฒ che essere tale da coinvolgere chi vive in un territorio e si assume quei rischi. Abbandonare una strada per evitare i rischi รจ altrettanto sciocco che negarli: e, a questo proposito, vale l’argomento di chi dice che intorno a noi gli altri paesi hanno le centrali, dunque i rischi non li possiamo evitare.
Il punto centrale, secondo me, รจ come si arriva a decidere di mettere una centrale in un posto. Veneto e Lombardia, guidate attualmente da governi vicini all’attuale governo centrale, rifiutano le centrali nucleari. Che significa? Hanno giร fatto un’analisi e visto che non ne hanno bisogno? Non vogliono affrontare una discussione impopolare? Non sono chiamate anche loro a contribuire alla strategia energetica nazionale? Non c’รจ stata discussione in Veneto e in Lombardia, c’รจ stato un rifiuto e basta. Che cosa succederebbe se un’azienda fornitrice di energia nucleare volesse comunque costruire? A chi si rivolgerebbe? Dovrebbe andare in un’altra regione? Perchรฉ l’altra regione dovrebbe accettare la centrale?
Manca un pezzo al ragionamento sulle centrali. Come si discute la loro localizzazione? Ci sono tre possibili modi:
1. la centrale si impone senza se e senza ma
2. la centrale si discute con un percorso razionale
3. la centrale si discute in modo fazioso e poi si sceglie a caso o in modo irrazionale
Di solito in Italia si opta per la terza possibilitร . La prima riesce solo in pochi casi, quando una forza davvero enorme si mette in gioco (l’alta velocitร puรฒ essere stata un esempio?). La seconda รจ piuttosto rara: si direbbe che un esempio sia stato il passante di Mestre. Ma perchรฉ non possiamo migliorare?
Se volessimo migliorare potremmo inventare un sistema decisionale razionale. Del tipo. A quali condizioni una popolazione accetta il rischio di una nuova centrale nucleare? In cambio di investimenti? In cambio di un sostegno fiscale ai consumi? Se si fanno investimenti, in quali settori vuole crescere il territorio? Ricerca, infrastrutture, nascita di nuove imprese… Sarebbe un percorso interessante per ogni scelta che riguardi il destino di un territorio che gestisce le sue scarse risorse pubbliche, compreso quando si decide di lasciar aprire un nuovo centro commerciale o quando si riconverte un’area industriale o quando si fa un aeroporto… Non si tratta di fare un’assemblea: si tratta di fare un piano di sviluppo e di affinarlo fino a quando รจ sentito dalla popolazione come proprio.
Il terribile evento che ha colpito il Giappone รจ una tragedia epocale. L’incidente alla centrale ha rischiato di renderlo ancora piรน terribile e per questo se n’รจ parlato tanto. Le decine di migliaia di persone evacuate dalle zone circostanti la centrale colpita si sono aggiunte ai senza tetto determinati dal terremoto e dallo tzunami. Le conseguenze sul dibattito italiano non possono essere taciute: la qualitร , la compostezza e la disciplina del popolo giapponese sono un esempio per noi. Il loro dolore รจ il nostro.
