MILANO, 30 SET – ''Una misura decisamente eccessiva e difficilmente giustificabile sul piano epidemiologico'': cosi' Mauro Moroni, professore emerito di Malattie infettive dell'universita' di Milano, 'boccia' la decisione del Tar di sottoporre al test per la tubercolosi ai bambini che sono stati nel reparto di neonatologia del Gemelli da febbraio 2010.
Fare l'analisi a questi bambini, che ormai hanno quasi due anni, non consentira' secondo il medico di stabilire infatti il rapporto di causa-effetto tra l'essere positivi al bacillo della tbc e il contatto con l'infermiera malata.
''Lo spirito della decisione del Tar – commenta Moroni – e' quello di stabilire un rapporto di causa-effetto tra i bambini positivi al test della tbc e un contagio dopo il contatto con l'infermiera. Ma questo nesso causale non e' dimostrabile. L'esame fatto oggi dei bambini venuti a contatto 2 anni fa con questa donna non permettera' di stabilire questo rapporto causale. Il test ci direbbe solo che il bambino e' entrato in contatto con il bacillo della tubercolosi, ma non quando cio' sia avvenuto. Potrebbe infatti essersi verificato in ospedale, come all'asilo nido o a contatto con la baby-sitter, un anziano o una badante''. Inoltre, qualora vi fosse anche uno stato di positivita' al bacillo, la profilassi fatta ora sarebbe inutile, perche' serve solo quando il contagio e' recente. ''E' solo in quest'ultimo caso – continua il medico – che la profilassi puo' bloccare sul nascere l'impianto dell'infezione. Ma va tenuto presente che nel 99% dei casi la tbc guarisce spontaneamente e che lo stato di positivita' alla reazione tubercolinica non richiede l'uso di farmaci. Non dimentichiamo che il 10-15% della popolazione italiana e' positivo alla tubercolina, ma sta benissimo. Solo si portera' fino alla morte questa memoria immunologica''.
Far fare l'esame a tutti questi bambini comportera' anche uno sforzo organizzativo imponente non indifferente per i costi, e inadeguato per stabilire il rapporto di causa-effetto. Senza contare che la scelta di usare come test il quantiferon, che analizza il sangue, e non quello cutaneo della tubercolina, non e' quella piu' appropriata.
