ROMA, 15 MAR – Con la spesa sanitaria pubblica che rallenta, quella delle famiglie cresce. Ed arriva a 30,6 miliardi di euro quanto i cittadini italiani spendono di tasca propria per la salute; cioe' sempre di piu': +8% nel periodo di crisi 2007-2010. Emblematico ne e' il settore farmaceutico, dove la spesa pubblica ha subito, sempre nel 2007-2010, un robusto taglio (-3,5%), mentre la spesa privata per farmaci e' cresciuta di quasi l'11%, superando gli 8 miliardi di euro.
E' il Censis a fotografare, in una ricerca presentata al Forum per la Ricerca Biomedica, come gli italiani tengono botta ai tagli nella sanita'. Ed e' debutto-boom per il low cost sanitario.
Per i cittadini aumenta il peso dei ticket sui farmaci (a fine anno si superera' di molto il miliardo di euro) e sale l'insoddisfazione per i servizi ricevuti. Le percentuali piu' alte di persone che lamentano un peggioramento della sanita' sono nel Mezzogiorno (38,5%) e al Centro (34,2%). Gli italiani, insoddisfatti del peggioramento negli ultimi due anni del Ssn nella propria Regione nel 31,7% dei casi (nel 2009 la percentuale era del 21,7%), vi fanno fronte mettendo mano al portafogli. ''Quasi non si passa piu' dal pubblico, seguendo il criterio dell'autoregolazione – ha detto il vicedirettore del Censis Carla Collicelli – soprattutto sui piccoli disturbi. Quando i sintomi non sono gravi, il 39% degli italiani consulta il medico di base, il 31% tenta la cura fai-da-te stando a casa (con riposo, alimentazione corretta, ecc.) e il 15% assume qualche farmaco che in altre occasioni si è rivelato efficace.
Un altro esempio di spesa privata e' quella per i medicinali non convenzionali, pari a 1,7 miliardi di euro l'anno''.
A decollare e' il low cost sanitario. Anche in campo sanitario infatti si va a caccia di offerte. E si cercano prestazioni a prezzi più bassi, di qualita' accettabile, con buoni tempi di accesso. Stime Assolowcost indicano in 10 miliardi di euro il valore della sanità low cost.
''E questo segmento di mercato – secondo la ricerca Censis – crescerà del 25% l'anno. I tagli dei prezzi delle prestazioni sono attorno al 30%, ma possono arrivare al 60% e sul web si moltiplicano le offerte con sconti fino all'85% rispetto ai prezzi di mercato. Ma il pericolo e' l'induzione di una domanda impropria con risposte inappropriate''. Si rischia dunque di comprare cio' che non serve. ''E con ricette improbabili e talvolta a costi superiori'' ha sottolineato il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che tuttavia, intravedendo nei cittadini ''protagonisti maturi'', propone di ''portare nella compartecipazione la spesa dei cittadini''.
''Problema chiave'' per il 68,5% degli intervistati e' quello della lunghezza delle liste di attesa. Ma, secondo il ministro della Salute Renato Balduzzi, ''questa ansia del 'tutto e subito' e' speso frutto della modernita'. Non tutte le patologie giustificano tanta insofferenza, quando il sistema delle urgenze ha dimostrato di reggere. L'Italia, con una spesa pubblica pari al 7,37% del Pil, non spende poco, forse spende male'' ha concluso.