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Piero Ostellino, nell’editoriale di oggi sul Corriere, parla di Berlusconi: "Forse dovrebbe chiedersi se il principale responsabile dello stallo non sia lui stesso". Poi però aggiunge:
«Per avere concentrato, ancorché per ragioni umanamente comprensibili, pressocché tutta la propria capacità di iniziativa parlamentare sulla soluzione dei propri problemi giudiziari, invece che su quelli del Paese.»
Cos’abbiano a che fare le "ragioni umanamente comprensibili" con il ruolo istituzionale di capo di Governo è presto detto. Si tratta di una di quelle infiorettature mercenarie apparentemente innocue che veicolano sotto forma di messaggi subliminali enormità aberranti sotto qualsiasi profilo, da quello istituzionale a quello giuridico – normativo, fino a quello etico – morale.
Senza perdersi dentro ad inutili sofismi, per fare un esempio sarebbe come dire che una guardia giurata, per ragioni umanamente comprensibili, anzichè difendere il furgone portavalori avesse usato parte del prezioso trasporto per tentare di saldare i suoi debiti. O che il primario di un reparto ortopedico, anzichè ottimizzare l’utilizzo dei sistemi diagnostici e delle sale operatorie per distribuire i servizi ai casi clinici più urgenti, per ragioni umanamente comprensibili si fosse occupato di operare solo parenti e amici, lasciando ammalati gravi in balia della loro irreversibile agonia.
In quella locuzione apparentemente casuale che Ostellino fa scivolare con mestiere all’interno del suo pezzo si annida tutta la decadenza di una società che ritiene valori e principi un rigido corsetto da educande, buono da esibire durante le cerimonie ufficiali ma a cui si preferisce un paio di jeans logori e stinti nell’esercizio reale del funzionamento dello Stato.
Almeno facci una cortesia, Ostellino: togli quella "P" maiuscola davanti al termine "Paese" con cui chiudi il tuo articolo. E’ meno ipocrita e più in linea con la considerazione che ne hai.