ROMA – Un ''imbroglio linguistico'' per ''confondere aborto e contraccezione'', una ''scorciatoia bugiarda'' che ha l'intento di ''distrarre le coscienze''. Cosi' il quotidiano cattolico Avvenire definisce la ''pillola dei cinque giorni dopo'', approvata sia dalle autorita' europee che, in Italia, dal Consiglio superiore di sanita'.
In un editoriale, la biologa Assuntina Morresi sottolinea che la nuova pillola e' ''parente stretta'' della RU486, osservando che ''non si puo' escludere che, se assunta quando un embrione gia' c'e', interferisca con il suo annidamento in utero''. L'editorialista contesta quindi il fatto che le autorita' europee ''non l'hanno rubricata come abortiva, usando invece l'ambigua categoria della 'contraccezione di emergenza'''.
Secondo Avvenire, pero', ''non si puo' permettere che l'aborto incerto – quello che si puo' nascondere con la 'contraccezione di emergenza', la soppressione dell'embrione che non si sapra' mai se c'e' stata o no – possa pian piano sostituire quello dichiarato''.
''Non possiamo accettare un imbroglio linguistico, una scorciatoia bugiarda'', prosegue il giornale dei vescovi. ''Che almeno ci sia l'onesta' intellettuale di chiamare le cose con il loro nome, perche' tutti – le donne, le coppie, il personale sanitario, specie medici e farmacisti – possano agire pienamente consapevoli dei propri atti e delle relative conseguenze'', aggiunge. ''Non e' tollerabile – conclude Avvenire – confondere aborto e contraccezione per cercare di distrarre le coscienze''.
