ROMA, 17 APR – Dei soldi che il tesoriere della Lega Belsito dava al figlio di Umberto Bossi, Renzo, e alla moglie Manuela Marrone, ''Bossi non poteva non sapere. Nel partito non si e' mai mossa una foglia senza il suo permesso''. L'ex presidente della Camera Irene Pivetti, in un'intervista a ''Sette'', commenta cosi' lo scandalo che sta travolgendo il Carroccio: ''E' il frutto marcio di un albero bacato. Se trasformi un partito in una setta e lasci il potere assoluto al leader e ai suoi … Nel 1996 era gia' sconsigliato far sapere di avere idee diverse dal capo. Sempre in quell'anno Bossi capisce che per prendere voti deve stare perennemente sulle barricate: oltre alla linea secessionista, inizia ad accelerare la spinta folkloristica, i riti sul Po, e le venature razziste si fanno piu' forti''.
Della sua espulsione dal partito incolpa Calderoli: ''E' stato l'esecutore materiale della mia espulsione dalla Lega. Nel 1996, dopo il ribaltone, si era acuito lo scontro tra leghisti secessionisti e non. Io ero anti-secessionista. Un giorno mi chiamo' il sindaco di Lanzo d'Intelvi, nel Comasco, per fare un comizio contro la secessione. Quando arrivai trovai Calderoli sul palco con i suoi militanti. Mi fece capire che da li' non avrei potuto parlare. Pochi giorni dopo fui espulsa dal gruppo''.
Di Maroni, che nel 1995 aveva idee molto diverse da Bossi su come gestire l'alleanza con Berlusconi e che nonostante questo rimase nel partito dice: ''Ricordo perfettamente un congresso in cui Maroni venne accolto dai fischi dei bossiani. Subi' un'umiliazione incredibile: Umberto lo chiamo' accanto a se' con un atteggiamento da 'vieni avanti cretino'. Ero sconvolta. Ma alla fine ha avuto ragione Maroni. Ora e' li', unico leader possibile per questa Lega''.
