Davvero non si devono ascoltare le ragioni di chi protesta senza condannare la violenza? (Commenta)
Il ministro e Lega dicono di sì. Dimenticando le minacce di rivolta armata di Bossi, i morsi di Maroni
ai polpacci dei poliziotti e le manifestazioni finite nel sangue a cui partecipava il giovane Ignazio
Ad Annozero La Russa si scaglia contro uno studente della Sapienza “colpevole” di non aver apertamente condannato gli episodi di violenza avvenuti martedì a Roma. “E’ apologia di reato”, grida il ministro che salta in piedi e raggiunge Michele Santoro dando del vigliacco al ragazzo. Il conduttore calma gli animi: Dobbiamo discutere anche con chi non prende apertamente le distanze dagli scontri accettando le opinioni di tutti. Ma il titolare della Difesa continua ad attaccare (guarda il video). Eppure lui, come altri esponenti del governo, hanno un passato, a volte nemmeno non troppo lontano, costellato di manifestazioni e comizi in cui la violenza veniva esaltata. Dai “fucili già carichi” dei padani di Umberto Bossi, alla condannata per resistenza a pubblico ufficiale del leghista ministro dell’Interno Maroni per aver addentato il polpaccio di un agente di polizia. Fino alla turbolenta gioventù di La Russa che, da leader dei neofascisti milanesi, fu indicato dalla stampa tra i “responsabile morali” della morte di Antonio Marino, un poliziotto di 22 anni. Romano La Russa, fratello del ministro, finì a San Vittore per “radunata sediziosa e resistenza alla forza pubblica” (leggi l’articolo). Erano gli anni 70. In centro a Milano, l’attuale ministro incappò in Sergio Cusani, allora militante del movimento studentesco, e arrivò a sparare. Con una scacciacani
da IL Fatto Quotidiano
Buona Serata Fischia