Mahmoud Taha Swellem, un autista egiziano di autobus quarantaseienne, martedì scorso stava portando al lavoro, a Giza, 23 dipendenti di Arab Contractors, una grossa corporation fondata nel 1954 che, tra le altre cose, ha costruito due dighe sul Nilo e la mitica biblioteca di Alessandria. A circa una ventina di chilometri dal Cairo, sull’autostrada, ha pensato bene di fermare il suo mezzo, si è alzato e ha freddato sei pendolari ferendone altri dodici. Pare che lo facesse incazzare il fatto che le vittime, tra cui un dirigente amministrativo e un capo dipartimento, guadagnassero più di lui.
Invece è successo in Egitto. Cercando, ho trovato solo una breve dell’AGI. Niente sul Corriere. Niente su Repubblica. Nulla in televisione. Se mi è sfuggito qualcosa, postate tra i commenti i riferimenti ai servizi andati in onda.
Altrove si fa qualcosina in più. Questa, per esempio, la notizia data dalla BBC. Qui la Reuters. Qui El Mundo, e così via.
Se perfino una carneficina apolitica e apartitica, che non disturba nessuna ragion di stato, occupa posizioni diverse nell’agenda dei media a seconda della parte del mondo in cui accade, figuriamoci come può essere falsata e distorta la nostra percezione di ciò che avviene al di là della linea del Tigri e dell’Eufrate per tutte le altre questioni politicamente ed energeticamente rilevanti.
In Italia ci accusiamo vicendevolmente di essere faziosi. E se invece fossimo tutti parte di una stessa, gigantesca fazione unica, che amplifica le questioni e gli interessi occidentali mentre strumentalizza, deforma e perfino cancella completamente gli avvenimenti, i principi e le ragioni di altri miliardi di persone?
Potremmo, insomma, considerarci tutti iscritti al Grande Partito dell’Occidente, immersi dentro ad un enorme Istituto Luce che magnifica i nostri leader e demonizza le minoranze all’opposizione planetaria?
Se fosse così, avremmo un problema molto peggiore da gestire rispetto a quello della democrazia italiana. Almeno, in questo paese, quello che ha da dire Di Pietro posso sempre venirlo a sapere. Ma quale par condicio globale può mai obbligare i sistemi di informazione occidentali a trasmettere inalterate le dichiarazioni di un talebano, di un Saddam, di un Ahmadinejad, di un Hu Jintao o anche solo di un musulmano qualsiasi che volesse spiegarci qualcosa di diverso rispetto a quello che siamo abituati a sentire?
In altre parole: è normale non vedere mai una dichiarazione di Ahmadinejad subito dopo una di Obama?
Forse sarebbe meglio discuterne per tempo.