Quella strage in Egitto di cui nessuno parla


C’è strage e strage. Se imbracci un’arma e fai fuori almeno tre o quattro persone – ma se ti impegni a una mezza dozzina ci dovresti arrivare senza difficoltà – non è detto che tu ottenga la stessa visibilità. Dipende da chi fai fuori e, soprattutto, da dove.

 Mahmoud Taha Swellem, un autista egiziano di autobus quarantaseienne, martedì scorso stava portando al lavoro, a Giza, 23 dipendenti di Arab Contractors, una grossa corporation fondata nel 1954 che, tra le altre cose, ha costruito due dighe sul Nilo e la mitica biblioteca di Alessandria. A circa una ventina di chilometri dal Cairo, sull’autostrada, ha pensato bene di fermare il suo mezzo, si è alzato e ha freddato sei pendolari ferendone altri dodici. Pare che lo facesse incazzare il fatto che le vittime, tra cui un dirigente amministrativo e un capo dipartimento, guadagnassero più di lui.


Se fosse avvenuto a New-York, a Boston, a Washington, nel Texas od in qualunque altro posto degli States, avreste visto le facce meste dei conduttori dei maggiori TG nazionali lanciare la notizia, magari condita da un paio di dichiarazioni di qualche sociologo di grido e dal solito dibattito sulla facilità con la quale negli USA è possibile procurarsi un’arma.

 Invece è successo in Egitto. Cercando, ho trovato solo una breve dell’AGI. Niente sul Corriere. Niente su Repubblica. Nulla in televisione. Se mi è sfuggito qualcosa, postate tra i commenti i riferimenti ai servizi andati in onda.
  Altrove si fa qualcosina in più. Questa, per esempio, la notizia data dalla BBC. Qui la Reuters. Qui El Mundo, e così via.

 Se perfino una carneficina apolitica e apartitica, che non disturba nessuna ragion di stato, occupa posizioni diverse nell’agenda dei media a seconda della parte del mondo in cui accade, figuriamoci come può essere falsata e distorta la nostra percezione di ciò che avviene al di là della linea del Tigri e dell’Eufrate per tutte le altre questioni politicamente ed energeticamente rilevanti.

 In Italia ci accusiamo vicendevolmente di essere faziosi. E se invece fossimo tutti parte di una stessa, gigantesca fazione unica, che amplifica le questioni e gli interessi occidentali mentre strumentalizza, deforma e perfino cancella completamente gli avvenimenti, i principi e le ragioni di altri miliardi di persone?
 Potremmo, insomma, considerarci tutti iscritti al Grande Partito dell’Occidente, immersi dentro ad un enorme Istituto Luce che magnifica i nostri leader e demonizza le minoranze all’opposizione planetaria?

  Se fosse così, avremmo un problema molto peggiore da gestire rispetto a quello della democrazia italiana. Almeno, in questo paese, quello che ha da dire Di Pietro posso sempre venirlo a sapere. Ma quale par condicio globale può mai obbligare i sistemi di informazione occidentali a trasmettere inalterate le dichiarazioni di un talebano, di un Saddam, di un Ahmadinejad, di un Hu Jintao o anche solo di un musulmano qualsiasi che volesse spiegarci qualcosa di diverso rispetto a quello che siamo abituati a sentire?
 
 In altre parole: è normale non vedere mai una dichiarazione di Ahmadinejad subito dopo una di Obama?

  Forse sarebbe meglio discuterne per tempo.


Leggi l’articolo originale su: ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora

Published by
admin