Radioattività anche nei cieli italiani
L’Arpa Lombardia rileva per la prima volta iodio 131 nell’atmosfera: “Concentrazioni basse, nessun pericolo”. Fukushima: trovate tracce di plutonio. Sono la prova di una fusione parziale del nocciolo
Il governo giapponese ritiene che l’acqua altamente radioattiva al reattore n.2 della centrale nucleare di Fukushima sia dovuta “alla parziale fusione delle barre di combustibile”. Tracce di plutonio in diverse aree dell’impianto, rafforzata la vigilanza. Durante la notte una scossa di magnitudo 6,5 ha toccato la città distrutta di Sendai. In Italia il nucleare non esiste più da 25 anni, ma continua a dare problemi. Non si tratta solo dei quattro reattori dismessi (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina). Sono 23, secondo i dati di Greenpeace, i siti in cui sono depositate scorie da decenni: il nucleare in italia è stato messo al bando nel 1987. E, denunciano gli ambientalisti, buona parte dei rifiuti sono posizionati vicino a sorgenti
Il suo arrivo era annunciato per giovedì scorso. Poi non se ne è saputo più nulla. Alla fine la nube radioattiva di Fukushima è arrivata anche sull’Italia. Ieri gli strumenti dell’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Lombardia (Arpa) hanno rilevato per la prima volta iodio 131 in atmosfera. “Ma in concentrazioni bassissime, non pericolose per la salute dell’uomo”, garantisce Giuseppe Sgorbati, coordinatore dei dipartimenti dell’Arpa.
I radionuclidi, cioè le particelle radioattive che la centrale giapponese sta sprigionando nell’aria dopo l’incidente causato dal sisma dell’11 marzo scorso, ci hanno messo più di due settimane per fare il giro di tre quarti del globo. Perché le correnti d’alta quota che le hanno trasportate fino a noi dal Giappone attraversano il Pacifico, superano l’America, l’Atlantico e poi arrivano in Europa. “La quantità di iodio 131 rilevata in atmosfera è di 1,6 decimi di millesimo di Becquerel per metro cubo”, spiega Sgorbati. Mentre per ora non sono ancora stati rilevati cesio 137 e altre sostanze dannose per l’uomo. “Le concentrazioni che abbiamo misurato ieri sono di molto inferiori a quelle che che si riscontrarono dopo l’incidente di Chernobyl: allora lo iodio 131 in atmosfera era intorno ai 30-40 Becquerel per metro cubo, mentre il cesio 137 intorno ai 7-10”.
La nube radioattiva che da ieri sorvola l’Italia è quindi 100mila volte meno radioattiva di quella che nel 1986 arrivò dall’Ucraina. Tre sono le ragioni. L’incidente di Chernobyl, spiega Sgorbati, portò alla distruzione immediata del reattore e a un rilascio immediato di agenti contaminanti. “Invece a Fukushima il rilascio di radionuclidi è stato più diluito nel tempo. A Chernobyl – continua Sgorbati – ci fu poi un incendio che portò la contaminazione ad alta quota, rendendo così particolarmente efficiente la sua successiva diffusione. Infine sul grado di contaminazione minore che ha raggiunto ora l’Italia influisce la maggiore distanza da dove è avvenuto l’incidente”.
Da IL Fatto Quotidiano
E ora ? ci spiegate ora che intendete fare ? Dico a lei prof. Veronesi e alla nuclearista ministro Prestigiacomo
Fischia