NAPOLI – “Il ruolo della medicina preventiva è quello di allertare sui rischi che potrebbero comportare eventi avversi e danni sulla salute, perchè quando il disastro è già avvenuto la medicina preventiva ha fallito e non ha più ragione di essere”. Lo dice in una nota Maria Triassi, direttore del Dipartimento di Igiene della Federico II e ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, in merito al problema dei rifiuti per le strade di Napoli. Triassi sottolinea: “Desta stupore il fatto che le dichiarazioni relative alla necessità di rimuovere i cumuli dalle strade per la pericolosità che rappresentano per la salute della popolazione vengano definiti ‘eroici e dirompenti’ o addirittura ‘allarmanti’, quando si tratta di affermazioni che anche uno studente iscritto al primo anno del corso di laurea in Medicina avvalorerebbe”. Il tema dell’emergenza rifiuti in provincia di Napoli sarà al centro della Riunione Congiunta del Gruppo di lavoro nazionale “Ambiente e salute” della Società italiana di Igiene e Medicina preventiva e del Direttivo regionale della società che si svolgerà lunedì prossimo, primo agosto, nella sede del Dipartimento di Igiene della Federico II. “L’esame del primo report della Società di Igiene sulle patologie acute e in particolare malattie infettive intestinali, infezioni acute delle vie respiratorie, asma e broncospasmo su una casistica di 165000 pazienti osservati da 250 medici di famiglia, comparando i dati di giugno 2010 con giugno 2011 – afferma la Triassi – ha fatto registrare un lieve incremento di tutte le patologie monitorate, soprattutto per quanto riguarda le infezioni acute delle vie respiratorie e l’asma”. “E’ difficile stabilire una relazione o un nesso di causalità tra presenza di rifiuti non raccolti e gli incrementi delle patologia – precisa – anche perchè i dati riguardano un campione ancora piuttosto limitato di popolazione e non significativo di tutta la provincia”. “E’ chiaro che non esista alcuna misura preventiva che non passi per la da rimozione dei rifiuti dalle strade – aggiunge – Pur apprezzando gli sforzi messi in atto per trasferire i rifiuti in altre regioni e all’estero, è necessario che la provincia di Napoli raggiunga velocemente una sua autonomia nella gestione dei rifiuti, chiudendo il ciclo, per evitare periodiche riacutizzazioni di questa disastrosa emergenza”. “Per mettere in piedi un sistema di monitoraggio completo sulla salute della popolazione, gli igienisti non possono non evidenziare che non sono sufficienti i dati sulle patologie riscontrate da campioni di medici di famiglia – conclude – ma è necessario allargare il monitoraggio con i ricoveri ospedalieri e le malattie acute, i dati relativi alle denunce di malattie infettive e alle statistiche di mortalità in possesso dei Dipartimenti di Prevenzione, i dati relativi ai controlli ambientali effettuati dall’Arpac, alle giacenze di rifiuti e i risultati dei controlli dei sopralluoghi ambientali effettuati sempre dall’Arpac e dai Dipartimenti di prevenzione”.
