MILANO, 19 DIC – L'informazione su internet, in particolare quella interattiva chiamata anche '2.0', e' destinata a diventare sempre piu' la prima forma di informazione anche in campo medico. Negli Stati Uniti, ad esempio, gia' il 59% dei cittadini cerca dettagli sulla propria salute prima di tutto su internet. E' da questo quadro che si muove il libro 'Web 2.0 e social media in medicina' (Il Pensiero Scientifico Editore), firmato da Eugenio Santoro, responsabile del Laboratorio di Informatica Medica dell'Istituto Mario Negri.
Il libro e' alla sua seconda edizione, e la presentazione e' curata da Silvio Garattini, direttore del Mario Negri. ''Iniziano ad affermarsi all'estero, ed in qualche misura anche in Italia – spiega Santoro – social network dedicati, nei quali medici appartenenti a una stessa community possono scambiarsi informazioni sui casi clinici, cercare consigli per effettuare una diagnosi e condividere le proprie conoscenze, ai quali si contrappongono social network di pazienti e cittadini pronti a sfruttare le potenzialita' del mezzo per creare una massa critica, condividere le proprie storie, giudicare i medici e strutture sanitarie e gestire/condividere i propri dati sanitari''.
''I maggiori utilizzatori di blog, social network ed altri strumenti partecipativi disponibili in rete come Facebook e Twitter – dice il Mario Negri – risultano essere, soprattutto, i malati cronici e quelli colpiti da malattie rare, piu' propensi rispetto agli altri utilizzatori a stabilire relazioni con coloro che soffrono della loro stessa patologia''.
Il libro di Santoro analizza in dettaglio le diverse tipologie di strumenti disponibili sul web incrociandoli con i diversi utilizzatori, e introduce il lettore all'utilizzo della tecnologia dei feed RSS, che consistono nella possibilita' di ricevere ed organizzare automaticamente gli aggiornamenti del web ai quali si e' interessati.
''Di fronte a questa overdose di informazione dagli indubbi benefici – conclude il Mario Negri – restano ora da misurare i costi correlati, determinati, in particolare, dal possibile ricorso al fai-da-te indotto dalle presunte maggiori competenze acquisite''.
