ROMA, 20 GIU – Gestire l'evento avverso che puo' verificarsi in sanita' da un lato con procedure definite e operatori formati a una cultura della segnalazione, e dall'altro con una comunicazione puntuale e tempestiva a paziente, familiari e mass media. Sono questi i punti principali delle Linee guida redatte dal ministero della Salute sugli eventi avversi in sanita', che pongono molta attenzione su una gestione e comunicazione prudente, tanto che si consiglia, quando si parla, di non ''usare la parola errore'' ne' parlare di colpe e responsabilita'.
Le linee guida, realizzate in accordo con il ddl sulle sperimentazioni cliniche, dovranno poi essere definite e adattate al contesto locale da Regioni e strutture sanitarie, e prevedono due macro-fasi su cui predisporre le procedure per la gestione dell'evento avverso: analisi dell'evento e sua comunicazione. La fase dell'analisi e' articolata nella segnalazione dell'evento, l'identificazione dei fattori causali e azioni di miglioramento e valutazione. Il che deve avvenire in tutti i casi in cui si verifica un evento avverso (cioe' un evento inatteso correlato al processo assistenziale e che comporta un danno al paziente, non intenzionale e indesiderabile) o un near miss (un errore che ha la potenzialitaa' di causare un evento avverso che non si verifica per caso fortuito, perche' intercettato o privo di conseguenze avverse per il paziente). La seconda fase e' quella della comunicazione e contenimento del danno e suo ristoro, che deve avvenire esprimendo rincrescimento e relazionandosi con il paziente e i familiari, attivando azioni di sostegno agli operatori, una comunicazione istituzionale esterna veritiera, completa, seria ed esaustiva e favorendo la definizione stragiudiziale. Il Ministero spiega che i principi base di una comunicazione aperta sono trasparenza, tempestivita' e completezza delle informazioni. Nel farlo pero', le norme sul linguaggio da utilizzare, oltre a consigliare di parlare lentamente, non usare lessico tecnico, ripetere i concetti, assicurarsi che l'interlocutore abbia compreso e lasciare spazio alle domande, dicono che ''e' opportuno non utilizzare il termine 'errore''', non ''attribuire colpe o responsabilita''', ed evitare ''il riferimento al fatto che il danno avrebbe potuto essere peggiore, il confronto con casi simili a decorso diverso''. In ogni caso l'evento avverso e le sue conseguenze vanno comunicati da un operatore dell'unita' operativa che ne conosca la storia clinica, preferibilmente dal medico di riferimento, o se non presente, una figura deputata alla comunicazione. Tutto cio' non appena accertato il fatto, quando il paziente e' clinicamente stabile ed in grado di accogliere quanto gli verra' detto. La struttura sanitaria deve essere la prima fonte di informazione verso i media e gli altri soggetti esterni interessati, evitare silenzi, omissioni di dati, incoerenze o ambiguita'.
