Se Emma avesse congelato gli ovuli

Un giorno e alcuni pensieri sul tempo giusto per diventare mamme

Rubrica eccezionalmente vietata agli uomini, questa settimana. Leggetevi Enrico e Gad e saltate la Rubrica barbarica: devo discutere barbaramente un paio di cose tra ragazze, se non vi dispiace.
Allora. Appena terminata l’ultima pagina dello slurposo – come lo definirebbe mia sorella – Un giorno, best sellers inglese di David Nicholls che sta diventando il Love Story dei nostri anni, mi è tornata in mente una notizia letta il giorno prima sul Social Egg Freezing. Non è il nome di un cocktail alla moda, vuol dire «congelamento sociale degli ovociti» e si riferisce alla possibilità, per una ragazza, di congelare gli ovuli per posticipare la maternità.
La protagonista di Un giorno, Emma, non è di quelle donne che a trent’anni, pur di avere un bambino, lo fanno con chi capita e poi si vedrà. È una ragazza un po’ insicura ma brillante, intelligente e saggia e soprattutto romantica, di quelle che aspettano l’amore vero. Non voglio raccontarvi la trama di Un giorno, che tra l’altro in cinquecento pagine affronta solo marginalmente il tema della maternità, ma non ho potuto fare a meno di pensare che se Emma a venticinque anni avesse congelato i suoi ovuli forse la sua vita sarebbe stata diversa. O forse no. In fondo Emma non esiste davvero, è solo un personaggio di un libro, anche se sono certa che diventerà presto il personaggio di un film alla Notting Hill.
Per motivi diversi, di lavoro o di amore, è sempre più frequente che nella vita di una donna di oggi il momento più adatto a riprodursi arrivi dopo i trentacinque anni, quando la produzione di ovociti comincia però a scarseggiare, o almeno a non essere più così scontata. Farlo o non farlo, potendo, di congelare gli ovuli entro i trent’anni? È l’ovocita di Colombo, se mi passate la battuta da scuola media: perché no? Avere il controllo sulla natura non sarà romantico ma permette a una donna di essere romantica, e di non accontentarsi di un uomo che non funziona pur di avere dei figli. Non c’è da andarne orgogliose, kantianamente parlando, ma succede, sarebbe sciocco negarlo. L’orologio biologico esiste, e ha un ticchettio assordante, dai trent’anni in poi.
Non per tutte le donne, ma per molte sì. E aggrava quella maledetta tendenza femminile a pensare «sarò sbagliata io» quando un uomo non ti convince fino in fondo, eppure tutti dicono che è tanto carino. Detto da una primipara attempata che ha avuto il primo figlio a trentacinque anni: prima si fanno, i bambini, e meglio è. Figli adolescenti e menopausa possono essere una combinazione letale, per i figli e per le mamme. Se a ventiquattro anni incontrate il padre giusto, e lo amate, non ci pensate due volte ad avere un figlio, se lo vuole anche lui. Col lavoro poi in qualche modo ci si aggiusta. Ma con un uomo sbagliato non ci si aggiusta mai, e la separazione dal padre dei tuoi figli è una prospettiva molto più faticosa e inquietante che mettere un ovocito nel freezer. Detto tra noi.
 

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