Tutti coloro si sentono “indignati dalla situazione in cui grava l’informazione in questo momento scendano in piazza il 3 ottobre”: è questo l’invito di Sergio Lepri, 90 anni compiuti il 24 settembre, già pupillo di Fanfani, direttore dell’Ansa negli anni più importanti della sua crescita.
Lepri è stato intervistato dal sito di Articolo21: “Quando iniziai questa professione, si utilizzava l’espressione ‘quotidiano di informazione’. Ora non esiste più. Si parla più spesso di quotidiani politici. Ovviamente ciò non mi spaventa, poiché tutto è politico. Il problema è quando l’informazione diventa solo lo strumento o il riflesso di poteri, economici o politici. Perché il giornalismo è un potere se esprime valori comuni condivisi in una società evoluta e moderna; se è un servizio che si esercita a favore dei cittadini. Il lettore viene visto non come fine dell’informazione, ma come mezzo per arrivare ad altri scopi. Vale ancora di più per la televisione, che è stata un elemento piuttosto coinvolgente (vorrei dire devastante) che ha modificato modi di pensare e comportamenti”.
Ha aggiunto Lepri: “Per me si deve scendere in piazza per contestare l’indifferenza e l’accettazione passiva da parte della società italiana di fronte a quello che sta accadendo nell’informazione e nella giustizia e per richiamare tutti alla difesa e al rispetto di quei bellissimi principi contenuti nell’articolo21 della Costituzione. Non può essere una manifestazione dei (per i) giornalisti ma deve porsi l’obiettivo di coinvolgere la società intera dicendo ‘cari amici indignatevi anche voi per quello che succede..’ Questo dovrebbe essere lo spirito di chi scende in piazza. Io – conclude Lepri – ovviamente ci sarò”.
