ROMA – Un tempo si “vedevano” i fantasmi nei castelli, adesso si “sentono” le vibrazioni dal BlackBerry: allucinazioni del ventunesimo secolo. Allucinazioni d’amore virtuale. Allucinazioni tanto acute che provocano ansia, nervosismo, fino a una sorta di dipendenza.
Non sentitevi soli quando aspettate con ansia che il telefonino vibri o suoni, che l’immagine della chat si illumini di una nuova conversazione, che la casella e-mail segnali “posta in arrivo”. Non siete soli, anche se questa non è una buona notizia: secondo una ricerca condotta all’Università di Worchester, nel Regno Unito, ben il 37 per cento degli utenti dei mezzi di comunicazione contemporanea come sms, chat ed -email è completamente dipendente dal mezzo di connessione.
Il risultato peggiora tra i giovanissimi, con sei adolescenti su dieci in balia completa degli strumenti del mondo virtuale. Dati rilevanti, che fanno sì che questa sensazione di agitazione sia più di una sensazione, quasi una “sindrome” da smartphone, come ha spiegato il professor Richard Balding, autore della ricerca.
Nell’epoca della crisi a stressare il cuore non sono più le e-mail o le telefonate di lavoro, ma quelle della (o delle) persona più o meno amata. Controllare il telefono, meglio ancora se si tratta di smartphone (tutti i canali di comunicazione insieme), averlo sempre a portata di mano è l’ossessione dell’uomo contemporaneo. Altro che traffico e iper-lavoro: lo stress di oggi viene dalle chat, dalle e-mail, dai social network.
