ROMA – Il 24 febbraio sarebbe stato il 57esimo compleanno di Steve Jobs, nato nel 1955. Il fondatore della Apple è morto di cancro il 5 ottobre del 2011. Un uomo dicotomico, un “eroe-stronzo“, secondo la sua biografia, che credeva in un Dio “fifty-fifty”. Una figura carismatica che si è spenta per la malattia e che ha rinunciato all’operazione che gli avrebbe, forse, salvato la vita come racconta il biografo Walter Isaacson.
Un drogato, tirchio e disonesto per la Fbi. Un poeta romantico che amava Bob Dylan per la sua ex Chrisann Bressan. Eppure aveva rapporti difficili con le donne, ma la moglie Tina Redse lo mantenne “semi-sano”. Ma anche un burlone, che fingendosi Henry Kissinger tentò di parlare con il Papa. Chi era davvero Steve Jobs? Impossibile dirlo ora, ma impossibile non ricordarlo proprio nel giorno del suo compleanno.
Un sogno giovanile, una intuizione hanno portato Jobs a fondare la Apple. Non solo un marchio, ma una filosofia di vita per coloro che di Jobs hanno fatto un dio della tecnologia, nonostante Jobs rimanesse fedele ai vinili, perché “migliori dell’iPod”. E come tutte le figure carismatiche anche Jobs aveva luci ed ombre, sia nella vita privata che nella vita professionale.
Emergono allora i “buchi” nella mela, come lo sfruttamento dei lavoratori in Cina da parte del marchio Apple. Sempre dalla Cina arriva la minaccia del blocco della vendita del suo iPad, per violazione del copyright. Ma la sua casa è e resta un santuario per i suoi “fedeli”, tanto da diventare meta per i turisti.
Le sue ultime parole sono state “Oh wow, oh wow, oh wow”, secondo la sorella Monna Simpson. Ma quelle per cui sarà ricordato sono “Stay hungry, stay foolish”. Un motto fonte di ispirazione per i giovani, ammirato e lodato anche da Barack Obama. Sono queste le parole per cui i suoi “seguaci” lo ricorderanno e che oggi saranno sfiorati da un solo pensiero: “Auguri Steve”.
