ROMA – Il 73% degli Italiani prevede un aumento dello stress sul posto di lavoro nei prossimi 5 anni. IL dato emerge da un sondaggio dell'Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro, in base al quale 9 Italiani su 10 considerano inoltre la tutela della sicurezza uno strumento utile a favorire le politiche di innalzamento dell'età pensionabile e l'invecchiamento attivo.
L'indagine, condotta da Ipsos MORI per conto dell'Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro (EU-OSHA), ha raccolto le opinioni di oltre 35.000 cittadini di 36 paesi europei in relazione alle problematiche attuali sul posto di lavoro, tra cui lo stress legato all'attività lavorativa e l'importanza della sicurezza e della salute per la competitività europea, anche nel contesto di un prolungamento della vita lavorativa.
E secondo un altro sondaggio EU-OSHA, il 79% dei dirigenti ritiene proprio lo stress un aspetto problematico per la propria azienda. Lo stress rappresenta quindi per le imprese un fattore tanto rilevante quanto gli infortuni sul lavoro.
''La crisi finanziaria e i cambiamenti che si susseguono nel mondo del lavoro esercitano pressioni sempre maggiori sui lavoratori; non deve stupire, quindi, che lo stress legato all'attività lavorativa sia una delle principali preoccupazioni della gente. – spiega Christa Sedlatschek, direttore dell'EU-OSHA – Indipendentemente dall'età, dal genere e dalle dimensioni dell'organizzazione, una grande maggioranza della popolazione è del parere che lo stress legato all'attività lavorativa andrà aumentando.
Nonostante ciò, si registrano interessanti variazioni a livello nazionale tra coloro che prevedono un aumento "marcato": per esempio, i norvegesi sono i meno preoccupati (16%), mentre i greci sono i più preoccupati (83%). Fare fronte ai rischi psicosociali è uno dei principali aspetti delle attività dell'EU-OSHA per migliorare la vita dei lavoratori in Europa".