Il film dedicato alla vicenda di Pomigliano d’Arco è leggero e geniale. Fin dal suo manifesto: Paolo Rossi dice che è “surrealismo civile”.
Rossi va in giro per Pomigliano, guardando le scritte sui muri, parlando col sindaco, il prete e il sindacalista, alludendo alla divisione tra gli operai che la vertenza ha provocato obbligandoli a votare con un “sì” o con un “no” al nuovo accordo che li impegnava a lavorare di più. E soprattutto alludendo per tutto il film alla durezza incredibile della vita alla catena di montaggio. Che non viene mai mostrata, ma che è descritta. Ricordando scolasticamente Tempi Moderni di Charlie Chaplin e soprattutto inventando una metafora: è come lavorare camminando su una scala mobile al contrario.
Il film è un sopralluogo per preparare un film su Pomigliano d’Arco e dunque vaga nelle idee satiriche e artistiche che Paolo Rossi si inventa. Gli attori, magnifici, che lo accompagnano, gli fanno eco e lo contraddicono con molto rispetto. Tutti sanno che la situazione è sconcertante, disperante, ma in qualche modo necessaria nella storia di una popolazione che ha abbandonato la campagna per una vita in fabbrica e che non può tornare indietro. Anche nell’epoca della globalizzazione. L’utopia aleggia, portata dal vento su un volantino proveniente dagli operai polacchi che invitano i colleghi italiani a unire le forze nella contrattazione con l’azienda.
Ma il genio è in quella dichiarazione-manifesto che inizia e termina il film. Surrealismo civile. Diceva André Breton che il
surrealismo è «automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero. Comando del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale». Ma l’aggettivo civile toglie al concetto il suo motivo puramente “artistico”, di contrapposizione colta al dadaismo, per indirizzarlo verso un bisogno della società: parlare, esprimersi, comprendere, elaborare il sogno e l’inconscio, incontrandosi, vedendo insieme, raccontando e riflettendo, scherzando, allo scopo di ricostruire un modo per stare insieme.
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