ROMA – Sembrava un male del passato, assurto a topos letterario con Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Ma la tubercolosi, il mal sottile che uccise Violetta e Mimì, è tornata a colpire. E non si tratta solo dei neonati di questi giorni infettati da un’infermiera del Policlinico Gemelli di Roma.
In Italia, scrive Repubblica, ogni anno sono 4600 malati, la metà dei quali stranieri. Ma se in Italia il 90 per cento dei malati guarisce grazie a normali cocktail di antibiotici, nel resto del mondo un milione e settecentomila malati muoiono ogni anno. Due terzi dei decessi avvengono in Africa e nell’Asia sudorientale.
La longevità del mycobacterium tuberculosis sarebbe dovuta alla sua capacità di nascondersi dentro alle cellule che dovrebbero invece ucciderlo. Nella gran parte dei casi, quasi il 95 per cento del totale, la tbc resta allo stato latente, senza mai svilupparsi in malattia. Non si tratta però di guarigione completa, considerato che il mycobacterium di nascondersi proprio in bocca alle cellule del sistema immunitario, dove i vaccini non riescono ad arrivare. Al momento l’unico vaccino esistente si è dimostrato efficace soltanto sui neonati.
Non si pensi che i contagi avvengano solo in Paesi poveri, sottolinea Repubblica: anche se l’80% dei 14 milioni di ammalati nel mondo è concentrata in 22 paesi, uno dei bacini di contagio è quello delle grandi città ricche. “Nelle città metropolitane l’incidenza è fino a 4 volte superiore rispetto alla media nazionale”, ha sottolineato il ministero della Salute Ferruccio Fazio commentando la vicenda del Gemelli.
A far deflagrare il batterio è l’incrocio tra ricchezza e povertà. Il bacillo, presente allo stato latente in un terzo degli individui del mondo, si manifesta non appena si indebolisce il sistema immunitario. In Italia il mal sottile si presenta nel 59% dei casi al Nord, nel 24 al Centro, nel 12 al Sud e nel 5 nelle Isole.