PALERMO – Il giudice per le indagini preliminari Piergiorgio Morosini ha respinto la richiesta di archiviazione dell’indagine sul tesoro in Romania di Vito Ciancimino, l’ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002. Il Gip ha ordinato alla Procura un supplemento di indagini.
Nei prossimi centoventi giorni, i pm dovranno ascoltare alcuni testimoni. A cominciare da Santa Sidoti, collaboratrice di Massimo Ciancimino, figlio di Vito e moglie dell’imprenditore Romano Tronci.
Nel corso di una perquisizione eseguita nel 2011 dagli agenti della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta in un ufficio a Milano, nella memoria di un pc e’ stata ritrovata una lettera, forse scritta dalla Sidoti nel 2007, in cui vengono collegate le stragi Falcone e Borsellino agli affari romeni dell’ex sindaco di Palermo.
Nella missiva si fa riferimento agli interessi in Romania delle societa’ Agenda 21, Sirco, Azalea ed Ecorec, tutte finite sotto sequestro. Era stata la Procura a chiedere l’archiviazione. I pm Lia Sava e Roberta Buzzolani non erano riusciti a raccogliere elementi sufficienti per sostenere in giudizio l’ipotesi che in Romania sia nascosta o reinvestita una grossa fetta del tesoro di Vito Ciancimino: il valore stimato delle aziende sequestrate e’ di 300 milioni di euro.
