Stefania Magosso sul sito di Articolo 21 pubblica una notizia passata inosservata e fa una serie di osservazioni e considerazioni. Scrive: “Il caso non ha fatto ‘notizia’ ma riguarda la libertà di stampa e il futuro di una informazione non imbavagliata da norme ambigue. Il tutto intrecciato con alcuni segreti della Repubblica: un mix che non può passare inosservato. Il fatto è il seguente: il giornalista Renzo Magosso si è beccato una condanna per diffamazione in primo grado da un tribunale di Monza per aver fatto un’intervista ad un ex sottoufficiale dei Carabinieri, Dario Covolo, nome in codice ‘Ciondolo’”.
L’intervista si riferisce alla tragica fine di Walter Tobagi, ucciso, nel pieno degli anni, da un commando di terroristi di buona famiglia a Milano, nel 1980.
Si tratta, prosegue Stefania Magosso, di !una condanna che non suona proprio come un invito a fare attenzione, quando come una vera intimidazione per gli operatori dei media: attenti a non mettere il becco in faccende calde. Solo così si può leggere la sentenza di Monza. Perché il caso Tobagi è una di quelle storie italiane che resta avvolta dal mistero: perché non fu salvato? Fu solo scarsa accortezza o ebbe un ruolo la P2?”
Osserva ancora: “!Sono domande inquietanti, come tante altre che riguardano il nostro passato”.
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