Torino, nonna applica cerotto antidolorifico al nipote: è in coma

TORINO – Un bambino di tre anni e mezzo residente a Ciriè, in provincia di Torino, è ricoverato dalla mattina di lunedì in stato di coma all’ospedale infantile Regina Margherita di Torino dopo che si è applicato un cerotto antidolorifico. Il piccolo – riferiscono i medici – è in prognosi riservata nel reparto di rianimazione, intubato”. E’ stato trasferito dall’ospedale di Ciriè, dove era stato trasportato inizialmente dalle ambulanze del 118. Secondo le prime informazioni, il bambino è sfuggito al controllo della nonna e per gioco si è applicato un cerotto antidolorifico che ha trovato in casa.

Il bambino – riferiscono dall’ospedale Regina Margherita – ha sintomi di overdose da sostanze stupefacenti. Il cerotto antidolorifico, infatti, contiene oppiacei. I Carabinieri non sono tuttora intervenuti in quanto il medico di turno dell’ospedale di Ciriè, dove è stato trasportato in un primo momento, ha riferito loro che si potrebbe essere trattato di un fatto accidentale. Non e’ quindi stato preso alcun provvedimento nei confronti della nonna.

La nonna, in secondo momento, ha detto ai carabinieri di averglielo applicato lei per sbaglio. Il piccolo -ha raccontato la donna – sentiva dolore al piede destro e lei, che ha 80 anni, ha detto di averlo scambiato erroneamente per un cerotto generico. I carabinieri hanno trasmesso gli atti alla Procura affinche’ vengano accertate le eventuali responsabilità dell’accaduto.

“Questi farmaci non sono un gioco, spesso si utilizzano in sala operatoria per indurre la anestesia generale. Francamente non mi ricordo episodi simili, ma e’ inevitabile che un bambino di 3 anni e mezzo sia entrato in coma”. Per Alessandro Barelli, direttore del reparto di Tossicologia Clinica del Policlinico Gemelli, quanto avvenuto al bambino rimasto in coma dopo l’applicato di un cerotto con un farmaco antidolorifico, potrebbe causare danni da carenza di ossigeno.

“Io non conosco né il tipo di farmaco utilizzato ne’ la tipologia – precisa l’esperto – ma in ogni caso deve essere chiaro che stiamo parlando di farmaci oppiacei che deprimono il sistema nervoso centrale, che sono pericolosi per un bambino e che normalmente si utilizzano sui pazienti oncologici adulti o con forti dolori cronici”. In questo senso, quindi, prosegue Barelli, “questo mi sembra un classico caso di imprudenza casalinga, perche’ questi farmaci non dovrebbero mai essere lasciati a portata di bambini”.

Quanto, invece, alle possibili conseguenze, “è difficile fare un bilancio a caldo – aggiunge il tossicologo del Gemelli – certo questo tipo di farmaci oppiacei deprimono la respirazione, e dunque possono provocare danni per via della conseguente mancanza di ossigeno, anche se i bambini hanno una maggiore capacita’ di resistenza. Il problema ora e’ capire in che condizioni e’ stato trovato il bambino e dopo quanto tempo e’ stato ricoverato”.

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