Non serve a nulla fare periodicamente una Tac per capire se un forte fumatore sta o meno sviluppando un tumore al polmone. L’esame, infatti, non migliorerebbe la mortalità della popolazione in generale che sviluppa questo cancro: a dirlo sono alcuni studi italiani, i cui ricercatori hanno partecipato oggi a un convegno della Lega italiana lotta tumori (Lilt).
Secondo alcuni scienziati sottoporre i fumatori a una ‘Tac spirale” periodica permetterebbe di scovare i tumori quando sono ancora a uno stadio molto iniziale, migliorando quindi le speranze di guarigione. Altri studi, invece (come il ‘Dante’ dell’Humanitas di Rozzano, e il ‘Mild’ dell’Istituto nazionale tumori (Int)) hanno paragonato i fumatori sottoposti a Tac spirale con quelli che invece non facevano alcun esame, scoprendo che tra i due gruppi non c’era quasi differenza.
”Penso sia il momento di cambiare alcuni dogmi, presenti nell’oncologia da più di 30 anni – spiega Ugo Pastorino, responsabile della chirurgia toracica dell’Int – e che adesso rappresentano un limite alla ricerca di soluzioni nuove. Uno di questi è che dall’anticipazione della diagnosi e delle cure sarebbero venuti grandi risultati in termini di miglioramento e di riduzione della mortalità. I dati però dimostrano che non è così, ci sono stati dei lievi miglioramenti ma che sono molto inferiori rispetto a quelli dati dalla prevenzione primaria, come lo smettere di fumare: è questo il terreno sul quale si possono ottenere i migliori risultati”.
A giugno l’Int presenterà al congresso mondiale di Amsterdam i dati dello studio Mild: ”saranno dati interessanti – conclude Pastorino – posso solo anticipare che i fumatori del gruppo di controllo, che non fanno esami, non devono affatto preoccuparsi”. Anche i dati preliminari dello studio Dante ” indicano che i benefici per la popolazione dell’anticipazione della diagnosi – dice Maurizio Infante dell’Istituto Clinico Humanitas – sono inferiori a quello che ci si aspettava”.