« Ho visto cose che voi giornalisti Mediaset non potreste immaginarvi. Cronisti da combattimento spingersi oltre ai guinzagli dei padroni, al largo della redazione del TG1. E ho visto piccole inchieste balenare nel buio vicino alle porte del TG di LA7. E tutti questi momenti resteranno conservati per sempre, come nubi di comete in orbite regolari intorno ai blog. »
Grazie a Enrico Mentana, oggi il segnale che proietta ombre elettroniche nelle nostre case è un po’ meno impenetrabile. Si può bucare. Una delle sue troupe l’ha fatto e quello che ha scoperto farebbe accapponare i neuroni a chiunque ne abbia ancora almeno un paio in circolazione.
In entrambi i casi vi hanno presi per il culo. Nel primo inventando un problema, scatenando una reazione e offrendo una soluzione: l‘arrivo dell’esercito a Reggio Calabria (vedi il decalogo della manipolazione mediatica di Chomsy). Nel secondo, dimostrando in maniera inequivocabile come dietro al piccolo schermo non appaia altro se non un costante teatrino del nulla, dove la realtà è ormai completamente sganciata dalla sua rappresentazione. Sfortunatamente, è proprio su quella rappresentazione che ognuno di noi fonda la sua visione delle cose e della storia, consolidando le sue preferenze politiche. Una rappresentazione che ormai non ha più nessuna attinenza con ciò che vorrebbe descrivere, piegata ai soli voleri dei furbetti delle antennine, finalizzata alla costruzione di un grande reality scritto da registi e sceneggiatori occulti, che sostituiscono la fisicità di ciò che è vero e tangibile con la pura invenzione letteraria, nel migliore dei casi solo ispirata ai fatti.
Siamo sessanta milioni di italiani in cerca d’autore. Almeno, troviamocene uno buono.