Studio Usa: per la rianimazione cardiaca basta bocca a bocca

E’ la fine della respirazione bocca-a-bocca per rianimare le vittime di arresto cardiaco: le nuove linee-guida per la rianimazione cardiopolmonare partono ora dalla compressione ripetuta, veloce, e profonda del torace.

La Associazione americana per i disturbi del cuore (AHA) ha reso note le nuove raccomandazioni sulla base degli studi più recenti che dimostrano come la compressione toracica nei primi quattro minuti da un infarto o da un arresto cardiocircolatorio è in grado di aumentare la sopravvivenza delle vittime al 34% rispetto al 18% ottenuto con le classiche mosse utilizzate sinora, che partono appunto dalla respirazione bocca a bocca.

Gli esperti suggeriscono ora di comprimere 100 volte al minuto per 5 cm in profondità il torace dei malati in arresto cardiaco e solo dopo di posizionare la testa della vittima in modo che aiuti la respirazione.

Con la compressione in fase iniziale, le ricerche hanno dimostrato che il sangue e l’ossigeno rifluiscono al cervello più velocemente che tentando il bocca-a-bocca.Una tecnica questa’ultima fra l’altro guardata con sempre più sospetto per il pericolo di trasmettere infezioni e virus.

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Maria Elena Perrero