ROMA – Pensate che giocando con la vostra console nessuno potrà mai controllarvi? Davvero la polizia non sbircia neanche nella vostra Xbox? Foreign Policy parla infatti dell’intenzione americana di aumentare il suo controllo sull’Xbox. Secondo alcuni funzionari del Governo, hackerare le consoles aiuterà la polizia a catturare pedofili e terroristi. I difensori della privacy invece sostengono che così facendo le autorità potrebbero venire in possesso di dati sensibili dei proprietari senza che questi ne siano a conoscenza. E non si parla solo di carte di credito.
Il Governo Usa sembra fare sul serio visto che ha affidato a Obscure Technologies, un’azienda di San Francisco, dietro pagamento di 177.237 dollari, il compito di sviluppare “strumenti hardware & software che possano recuperare dati dalle console e dalle schede di memoria”. Nel 2008 venne dato il via al “Gaming Systems Monitoring and Analysis Project”, un progetto che si occupava del monitoraggio e dell’analisi del traffico dati da e per consoles così da scoprire se i pedofili adescavano le proprie vittime attraverso questi strumenti.
Ora non si tratta più solo di bloccare i pedofili, bensì bisogna neutralizzare la minaccia del terrorrismo, incentivando gli studi relativi allo sviluppo di nuove tecnologie capaci di recuperare dati sensibili anche dai giochi. La missione è tutt’altro che semplice. Microsoft Xbox 360, Sony Playstation 3 e Nintendo Wii codificano i propri dati per combattere la pirateria on-line. Questa codifica dovrebbe essere eliminata o “adeguata” per consentire alle autorità di poter accedere alle consoles.
Al governo interessa violare la codifica per capire come viene usata la console, la quale non è più un semplice strumento per giocare ma si è trasformato negli anni come un prodotto multifunzione che consente di vedere film, scrivere su Facebook, chattare con altri utenti. Ed è questo quello che Fbi e Cia vogliono “controllare”, le comunicazioni tra utenti su piattaforme on line.
Parker Higgins, portavoce del gruppo sulla privacy online Electronic Freedom Foundation ha spiegato che “queste consoles sono usate ormai come se fossero dei computer. Servono per ogni tipo di comunicazione. La Xbox ad esempio ha una comunità molto attiva in cui le persone possono comunicare. Questo fa si che inevitabilmente vengano custodite informazioni sensibili”.