ROMA – ''Spero che ci sia una scossa, che non ci si illuda che basti glissare perche' tutto passa'', anche perche' fenomeni come l'astensionismo o l'ascesa del movimento di Beppe Grillo ''sono sintomi di declino'' cui si aggiungono ''disprezzo, invidia, semplificazione: terreno ideale per la demagogia''. Lo dice in un'intervista a Repubblica Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale.
''Un tempo – spiega – quando scoppiava uno scandalo in un partito, gli altri quasi si rallegravano. Oggi non e' piu' cosi'. Ora ogni scandalo, per l'opinione pubblica, riguarda l'intero sistema politico. Cio' che succede in un partito e' imputato a tutti. Una specie di responsabilita' oggettiva di sistema''.
Il finanziamento ai partiti, pero', per Zagrebelsky non e' che la ''coda'' del problema, non la testa: ''la semplice rinuncia ai fondi – afferma – significa riconoscere di essere stati degli approfittatori. Invece questa sarebbe l'occasione per fare pulizia, dissociandosi da chi ha usato denaro pubblico per fini privati. Non si dica che nessuno sapeva dei Lusi e dei Belsito. Chi li ha voluti li' e perche'? Troppo facile chiamarsi fuori''.
Ad essere messa in discussione per il presidente emerito della Consulta deve essere piuttosto ''la gestione centralizzata delle risorse e delle candidature''. I partiti a suo avviso sono essenziali: dopo Monti, aggiunge, ''ci sara' bisogno del ritorno a una normalita' politica della quale i partiti sono condicio sine qua non''.