Progetta per i prossimi tre anni, il periodo di mandato a capo della Soprintendenza per il Polo museale di Venezia, ma Vittorio Sgarbi non perde la battuta critica con gli strali lanciati all’ex sindaco Massimo Cacciari per Palazzo Grassi, andato in gestione a Pinault, e per il mancato arrivo della collezione Terruzzi nella città lagunare.
Di fatto alla prima uscita pubblica nella nuova veste conferitagli dal ministro Bondi, in occasione della mostra a Cà d’Oro sui reperti d’arte recuperati dai carabinieri in 40 anni di attività dello specifico nucleo di tutela, Sgarbi guarda ai rapporti con la Biennale che “non deve essere cieca alla storia, ma avere un occhio aperto su tutto”.
“Il primo atto del mio triennio – dice – sarà l’istituzione di un cantiere della Biennale al secondo piano di Palazzo Grimani, verso un 2011 in cui la Biennale non dovrà più essere estrinsecazione di atti provocatori, ma il punto d’arrivo in cui le provocazioni siano provocazioni di una grande arte”.
Critica l’arredo di Cà d’Oro (“Penso alla griglia immonda che toglie l’aura al dipinto di San Sebastiano, ma anche al resto di un arredo da ospedale o infermeria”), ma lo indica come sede con Roma di una mostra circolare ‘Da Giorgio Franchetti a Giorgio Franchetti”. E anche un dialogo tra Tiziano, magari all’Accademia, e Kiefer, magari alla Biennale, non è un’idea peregrina”.
Tra i possibili altri progetti, una mostra su Vivarini con la Fondazione Musei Civici; un omaggio a Italico Brass e di una esposizione di Sebastiano Mazzoni. E ancora: una mostra di falso dell’arte a Cremona o alla CÃ d’Oro, una mostra al piano nobile di Palazzo Grimani sulla Venezia del Vasari (nel 2011, in occasione del centenario della nascita dell’artista aretino), una con Lodi su Giovanni Agostino da Lodi (“come punto di congiunzione tra Leonardo e Giorgione”) e l’arrivo a Venezia della mostra su Lorenzo Lotto della Scuderia del Quirinale e del Palaexpo di Roma .
Sempre nell’ottica di un’unione tra città , una mostra infine di Veronese (a Venezia, Roma e Verona) e una di Tintoretto (“in connotazione però veneziana”). “Per mancanza di conoscenza – ha detto poi Sgarbi riguardo al fallimento dell’ipotesi veneziana per la collezione Terruzzi – otto-novecento milioni di euro di capolavori della cultura antica sono stati rubati a Venezia per l’insipienza di chi non ne ha capito l’importanza: l’ha capita Rutelli, anche se la collezione Terruzzi è finita a Bordighera, perché lui è morto lì. Oltre ai 30 milioni di euro per l’acquisto del palazzo, avremmo avuto 900 milioni di opere gratis: chi non le ha volute, si vergogni per l’eternità nell’inferno in cui deve andare”.
Appunti più che critici anche per i nuovi pontili per i vaporetti dell’Actv accostati nel giudizio alle opere esposte fuori di Palazzo Grassi.
