ROMA – Si stava meglio quando si pagava l’Imu: fatti tutti i conti l’imposta più odiata dagli italiani costava meno di quello che si sborserà nel 2014.
Sono tempi durissimi per chi ha una casa o per chi vorrebbe comprarsene una. Le banche non concedono mutui, e se chi compra non trova i soldi, chi vende non trova compratori.
Il 2013 ci sta salutando dopo una dozzina di piroette del governo sulla tassa sulla casa: abolita, abolita solo per le prime case, abolita solo per le prime case ma non quelle di lusso, abolita solo in quei Comuni che non hanno alzato l’aliquota, cioè in quasi nessun Comune.
Poi sono arrivate la Tasi, la Tari, la Trise, la Iuc… e a pagare saranno anche gli inquilini. Spiega Giuliano Zulin su Libero:
“Si allargherà anche la platea dei proprietari tartassati, che invece con l’Imu prima casa erano esentati, vedi gli inquilini in affitto. Ci dicono che ci sarà la Iuc, ovvero l’Imposta unica comunale, ma non è vero: è un’imposta che non esiste. In realtà i due balzelli si chiamano Tasi e Tari. La Tasi è il tributo sui servizi indivisibili, benché nessuno abbia capito quali siano. La Tari invece è l’evoluzione – in peggio – della Tares, che già quest’anno ha subito degli incrementi spaventosi. I numeri sono scandalosi: prima dell’avvento di Mario Monti i tributi sull’abitazione generavano un gettito di circa 10 miliardi, mentre dal prossimo anno il conto a carico degli italiani sarà intorno ai 40 miliardi”.
Risultato: sulla casa la pressione fiscale sarà altissima.
“Nel dettaglio – secondo un’analisi dell’ufficio studi di Confedilizia – l’abitazione peserà quasi 24 miliardi nel caso in cui tutti i Comuni, nel solo 2014, applichino l’aliquota minima della Tasi, e addirittura 27 nel caso in cui i Comuni applichino l’aliquota massima. Cifra alla quale si aggiungono i 500 milioni di gettito che il governo prevede di ottenere dalla tassazione delle case non affittate. Le maggiori imposte relative agli anni 2012-2014 per effetto dei moltiplicatori Monti e dell’istituzione della Tasi ammonterebbero a 39,9 miliardi nell’ipotesi minima e a 43,1 miliardi nell’ipotesi di applicazione dell’aliquota massima da parte dei Comuni”.
E addio detrazioni:
“Com’è possibile che si paghi così tanto in più? Spariscono quasi del tutto le detrazioni. Nelle simulazioni effettuate dalla Cgia di Mestre, il probabile aumento delle detrazioni fino a 1,3 miliardi di euro consentirà uno sconto medio su tutte le prime abitazioni pari a 66 euro, contro i 200 euro – ai quali si aggiungevano altri 50 euro per ogni figlio – concessi dall’Imu nella versione 2012. Visto che la base imponibile della Tasi è la stessa dell’Imu, i rincari previsti nel 2014 rischiano di essere pesanti, soprattutto per le famiglie numerose”.
Ogni famiglia pagherà di più:
“In sintesi: per un nucleo con tre figli e una abitazione civile di tipo A2 (con rendita catastale di 620 euro circa), già con un’aliquota al 2 per mille subirà un aumento di 29 euro. Nell’ipotesi che l’aliquota salga al 3,5 per mille, l’aggravio, rispetto a quando si pagava l’Imu, sarà, di 186 euro. Le cose andranno addirittura peggio per le famiglie proprietarie di abitazioni civili A3 (cioè di minor pregio rispetto a quelle classificate A2). Già con l’aliquota all’1,5 per mille, il rincaro sarà di 40 euro. Se, poi, il Comune deciderà di alzarla al 3,5 per mille, l’aggravio sarà di 182 euro. Era meglio l’odiata Imu”.