
Imane Fadil, una delle ultime interviste: "Non voglio che Berlusconi vada in prigione"

ROMA – “Non voglio che Berlusconi vada in prigione, è anziano, ma mi aspetto giustizia”. Così parlava la modella di origine marocchina Imane Fadil, parte civile nel processo Ruby Ter, il 24 settembre 2018 a margine dell’udienza in corte d’appello a Milano. Si tratta delle ultime interviste rilasciate dalla marocchina, morta il 1 marzo in circostanze misteriose.
Imane è la ragazza che diceva di “aver visto Satana” durante le cene di Arcore. Non si sa al momento di più, se non che è stata aperta una inchiesta sulla sua morte. Meno di un mese fa Emilio Fede era stato assolto dall’accusa di diffamazione nei confronti di Imane: Fede durante un Tg4 (di cui era direttore) aveva accusato la ragazza di “essere pagata per dire falsità ” (sulle notti di Arcore, ndr). Fadil, 33 anni, teste chiave della procura nei processi Ruby, è morta il primo marzo scorso dopo un calvario durato un mese. Ma si è saputo solo oggi. A darne notizia è stato il procuratore Francesco Greco, che ha comunicato anche l’apertura di una indagine. Prima di morire, Fadil ha confidato a chi le stava vicino di temere di essere stata avvelenata.
Fadil, che è stata parte civile nel processo Ruby bis sulle serate a casa di Silvio Berlusconi e che di recente invece è stata estromessa da parte civile nel processo Ruby ter, da quanto è stato riferito, si è sentita mala a casa di un amico, da cui viveva, a gennaio e poi il 29 di quel mese è stata ricoverata all’Humanitas di Rozzano, prima in terapia intensiva e poi in rianimazione.
La giovane, già prima del ricovero, stando a quanto ha spiegato il procuratore Greco, accusava sintomi tipici da avvelenamento come mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre. Mai nelle settimane in cui la ragazza era ricoverata e nemmeno il giorno della morte, l’ospedale ha comunicato alcunché alla magistratura, sebbene non sono state individuate le cause della morte e non ci sia una diagnosi certa sul decesso.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev.
