Francia, un tribunale riconosce una famiglia con due mamme

Una famiglia composta da due mamme è stata riconosciuta dalla giustizia francese durante una causa di affidamento del figlio. E’ quanto sentenziato dal tribunale di Briey, nel nord della Francia. Questo nucleo, composto da due donne omosessuali, è stato ribattezzato ”famiglia sociologica”, una famiglia, cioè, nella quale ”il bambino ha stretti rapporti affettivi sia con la madre biologica sia con la compagna di quest’ultima”.

Aline, 28 anni, era unita da una forma di ‘pacs’ (normativa sulle convivenze) con Fabienne al momento della gravidanza (in provetta) di quest’ultima. Oggi le due donne – dopo un amore durato sei anni – non stanno più  insieme. Tanto che Fabienne voleva impedire alla sua ex compagna di avere rapporti con il figlio Nathan, nato nel 2005. Grazie alla decisione del giudice, tuttavia, Aline avrà diritto di vederlo,un fine settimana su due, e potrà trascorrere con lui la metà delle vacanze scolastiche.

Proprio come succede per i figli delle coppie etero divorziate. Inoltre potrà versare alimenti per 100 euro al mese per contribuire ”al mantenimento e all’educazione” del bambino. ”Sono orgogliosa di poter versare questo contributo a mio figlio”, ha detto Aline al quotidiano Le Parisien. Secondo il suo avvocato, Thomas Kremser, la sentenza del tribunale è ”un progresso importante per il diritto dei gay”. Il giudice, per giustificare la sua decisione, ha tenuto conto di numerosi documenti e fotografie – vacanze, feste, nomignoli – che provavano la presenza di Aline in tutte le tappe della maternità della madre biologica e della crescita del piccolo.

”Viene così dimostrato – ha detto il giudice – che si è creata attorno al bambino una famiglia sociologica, nell’ambito della quale il figlio ha stretto legami affettivi sia con la madre biologica sia con la compagna di quest’ultima”. Fabienne ha comunque deciso di ricorrere in appello contro la decisione del giudice considerando che ”il comportamento della sua ex compagna rischia di mettere in pericolo l’equilibrio del bambino”.

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Elisa D'Alto