Parigi si sta spegnendo, la notte con la sua movida speciale non è più la stessa. Le regole ferree per orari, divieto di fumo e rumori stanno portando la ville lumière verso il titolo di “capitale del sonno”.
La denuncia arriva dal popolo della notte, fatta di festori di locali, dj e appassionati, che hanno firmato una petizione sul web per tentare di invertire la rotta. In pochi giorni, sulla pagina Facebook sono comparse più di 6.000 firme.
“Parigi: quando la notte muore in silenzio”, si legge sul blog. Accanto, l’immagine di una saracinesca abbassata con la scritta: “Chiuso causa città morta. Rivolgetevi alla capitale accanto”.
Parigi si sottomette ad una “legge del silenzio generalizzata – continua il testo – che si abbatte sui nostri eventi e sui nostri luoghi di vita”. Da non crederci: fanno ormai parte del mito le nottate di champagne e feste fino all’alba, colpa di decisioni politiche che difendono prima di tutto la quiete pubblica. Colpa anche dei costi degli affitti nella capitale, troppi elevati.
Delle spese enormi di isolamento dei locali, soprattutto nei palazzi storici. Delle procedure amministrative sempre più cavillose per ottenere licenze per restare aperti almeno fino alle quattro di notte, e non alle due come vuole la chiusura regolamentare. E così mentre Parigi diventa un “mortorio”, i giovani parigini alla ricerca di emozioni e divertimenti non esitano a partire nel finesettimana per le capitale vicine, Barcellona, Berlino, Londra, dove invece non ci si annoia mai. Anche i locali notturni cominciano a chiudere.
Solo ultima in lista, la mitica discoteca di Montmartre ‘La Loco’, vicino al Moulin Rouge. Oppure crollano sotto multe salatissime. Complice, in tutto questo, anche il divieto di fumo lanciato nel gennaio 2008 che spinge i clienti di bar e discoteche nelle strade, provocando le lamentele dei vicini che chiedono silenzio e tranquillità.
