Sono state circa 11 mila, nel 2005 (ultimo dato disponibile), le amputazioni dell’arto inferiore nel nostro Paese (in prevalenza il piede), mentre sono state circa 5600 quelle dell’arto superiore (in prevalenza la mano). E di questi oltre 16 mila incidenti solo il 5% sono legati a infortuni sul lavoro. E’ quanto emerso nel corso del Convegno ”Gravi traumatismi degli arti: ricostruzione o protesi”, che si è svolto mercoledì e giovedì presso l’Auditorium della direzione Generale Inail a Roma.
Un incontro tra esperti del settore per illustrare le moderne tecniche chirurgiche di ricostruzione e salvataggio degli arti (microchirurgia, Vac, megaprotesi), e esaminare le tecniche di amputazione indicate per l’applicazione delle piu’ avanzate protesi ortopediche. Di fronte ai gravi traumatismi degli arti, infatti, spiega l’esperto dell’Inail e responsabile scientifico del Convegno, Umberto Andreini, ”il chirurgo ortopedico deve spesso compiere una difficile scelta terapeutica tra tentare la ricostruzione chirurgica o procedere all’amputazione e quindi applicare di una moderna protesi ortopedica”.
Una scelta dunque ”non facile – aggiunge Andreini – perché nessun medico può prendere alla leggera il fatto di amputazione un arto, anche se va detto che in casi di traumi molti forti tentare la ricostruzione dell’arto comporta tempi di degenza molto lunghi, piu’ operazioni e un reinserimento sociale e lavorativo piu’ difficile”. Senza contare che oggi ci sono ”protesi modernissime e all’avanguardia, anche esteticamente”.
In sostanza, è la tesi di Andreini, nella scelta di una decisione così complessa risulta determinante ”il lavoro di equipe, oltre che una serie di caratteristiche del paziente, a partire dalla sua età e dal profilo psicologico”.
