MILANO – ”Non esiste alcun concreto elemento positivo che dimostri l’estraneità del generale Pollari all’accusa”, ma la vicenda non può essere accertata ”nel momento in cui opera ‘il sipario nero’ del segreto di Stato”, apposto da due Governi e confermato dalla Corte Costituzionale. Lo scrivono i giudici della quarta Corte d’Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza sul sequestro dell’ex imam Abu Omar, con cui hanno dichiarato il non doversi procedere per l’ex numero uno del Sismi, Nicolò Pollari, e per il numero due, Marco Mancini, per l’esistenza del segreto di stato.
La Corte d’Appello, lo scorso 15 dicembre, aveva confermato nei confronti di Pollari e Mancini la decisione di primo grado e aumentato invece le condanne per i 23 agenti della Cia. ”Quanto all’ affermazione del primo giudice circa eventuali probabili coinvolgimenti del Sismi e del generale Pollari – scrivono i giudici – affermazione criticata dalla difesa sotto vari aspetti, essa si fonda su condivisibili argomenti di carattere logico, in base ai quali l’attività del sequestro realizzata dagli americani è stata presumibilmente compiuta quantomeno con la conoscenza (o forse con la compiacenza) delle omologhe autorità nazionali”.
E’, secondo i giudici, un ”argomento logico che – almeno quello – non è, neanche nella sua estrema sintesi, coperto dal segreto di stato, che ne ha solo impedito l’ approfondimento”. Si può affermare, in definitiva, concludono i giudici, ”che la ricostruzione effettuata dal pm è basata su elementi solidi e concreti ed è logica in tutto il suo svolgimento, ma, nel momento in cui opera ‘il sipario nero’ del segreto di Stato, la ricostruzione, alla quale viene sottratta per questo ‘una riga sì e una riga no’, diventa troppo frammentaria, non più consequenziale, falsata da affermazioni autoassolutorie ed, in conclusione, inidonea a sorreggere un’affermazione di responsabilità, sia per Mancini, che per Pollari”.
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